Il ddl concretezza sul pubblico impiego ha ottenuto l’approvazione del Senato con 138 voti favorevoli, 94 contrari e nessun astenuto. Le novità contenute nel disegno di legge firmato dal ministro Giulia Bongiorno riguardano i dipendenti statali e misure specifiche per contrastare il fenomeno dell’assenteismo e  garantire l’efficienza della Pubblica Amministrazione. Ma davvero sarà così  risolutivo? Lo chiediamo al senatore del Partito Democratico Mauro Laus.

Dopo i decreti dignità e sicurezza è il turno della concretezza?

Chi non farebbe di tutto pur di avere in cambio concretezza, sicurezza e dignità? Eppure il ddl approvato ieri in Senato non è che l’ennesimo testo montato ad arte, proprio come farebbe un’agenzia pubblicitaria nel realizzare uno spot, con titoli ad effetto che catturano il pubblico nella pancia prima ancora che nella testa. La buona propaganda insegna che solo se si esaspera il problema si potranno esasperare i rimedi, proponendoli come gli unici in grado di garantire risultati. A completare il capolavoro promozionale ci sono infine le soluzioni che, manco a dirlo,  sono sempre semplici nella scrittura e miracolistiche nelle aspettative. Il ministro Di Maio quest’estate, con un micro decreto, ha abolito – parole sue – la Povertà nel nostro Paese. Qui con sei articoli si “garantisce – cito testualmente dalla Relazione della legge – il miglioramento “immediato” dell’organizzazione amministrativa”.

Quali sono gli aspetti che a suo parere stanno passando sottotraccia di questo ddl?

Se si entra nel merito delle misure previste, se grattiamo via la superficie patinata delle intenzioni altisonanti, ci si imbatte in non poche incongruenze. Nel testo niente è previsto per recuperare l’efficienza nella produzione della PA e la qualità nella erogazione dei servizi, niente per la motivazione, né per la formazione dei dipendenti pubblici, risorse limitate per il turn over e anche per il salario accessorio.

È un testo che mira innanzitutto a contrastare l’assenteismo e a punire i cosiddetti “furbetti” delle pubbliche amministrazioni. Cosa non la convince, l’approccio al problema o le soluzioni proposte?

Entrambe le cose. Si vuole combattere un fenomeno odioso e intollerabile: benissimo. Ma si spara nel mucchio. A occhi chiusi. Se il governo avesse tenuto gli occhi aperti, si sarebbe accorto che, su tre milioni di dipendenti, il numero delle assenze sospette risulta sempre più circoscritto e la falsa attestazione della presenza in servizio, ha riguardato, nel 2017, 89 casi. Voglio essere chiaro, nessuna giustificazione merita chi cerca di truffare la collettività, tant’è che li chiamerei “truffatori” del cartellino più che furbetti, ma è profondamente miope ritenere che in quel fenomeno risieda l’origine dei mali della pubblica amministrazione. Ottantanove “furbetti del cartellino” hanno rovinato la reputazione di uno dei motori nevralgici del nostro Paese, la reputazione di milioni di italiani onesti,  ma la concretezza grossolana dell’esecutivo è incapace di operare dei distinguo. E sulla stessa strada dell’umiliazione propone di introdurre sistemi di verifica biometrica, ossia il ricorso a impronte digitali e a videosorveglianza, in un combinato disposto che ci costerà 35 milioni di euro. A nulla servirà la crociata per garantire la presenza fisica sul posto di lavoro senza intervenire su consapevolezza, motivazione e obiettivi, produttività come avviene nelle aziende private.

Il testo introduce anche il Nucleo della concretezza, di cosa si tratta?

Nella pratica potremmo definirla una maxi pattuglia di sceriffi, individuati nell’inspiegabile numero di 53 e denominati Nucleo della concretezza. Pur se incardinati nel Dipartimento della funzione pubblica, i 53 sceriffi opereranno in stretta collaborazione con i prefetti, accentuando molto l’attività di controllo e di intervento da parte del Ministero dell’Interno e ponendo di fatto le varie “amministrazioni sotto esame” in una condizione di commissariamento. Ed è questa forse la sola pericolosa differenza tra il nuovo Nucleo e l’Ispettorato per la funzione pubblica, il quale resterà pienamente operante così come altri organismi con funzioni analoghe: Anac, Oiv, ma anche semplici segretari comunali e provinciali, che finiranno per sovrapporsi al ruolo del futuro gruppo di specialisti. un appesantimento burocratico, anche di natura difensiva, che mal si concilia con obiettivi ambiziosi come il recupero di efficienza nella produzione e di qualità nella erogazione dei servizi.  Siamo di fronte ad una centralizzazione dei controlli altro che sussidiarità e federalismo della Lega. È l’ennesima operazione del ministro Salvini che sfila con destrezza autorità alle istituzioni periferiche per  portarle in seno al ministero degli Interni.

Il Partito Democratico in Senato ha espresso voto contrario al provvedimento, nonostante la manovra preveda turn over e fondi per il salario accessorio, per quale motivo senatore? 

L’adeguamento della dotazione dei fondi per il salario accessorio, previsto all’articolo 3, non è sufficiente per strappare  il consenso del Partito Democratico al provvedimento nel suo complesso. Come non basta l’aver previsto  lo sblocco del turn over, visto che il governo si limita a coprire le sole uscite in quiescenza dell’anno precedente.Resta una manovra in cui manca la visione d’insieme.

Il governo si è detto soddisfatto anche per quel che riguarda i rimedi previsti nel ddl concretezza agli effetti generati  dal fallimento della Qui!Group spa. Cosa ne pensa? 

Anche in questo caso, il ddl ha un approccio parziale al problema perché, seda un lato hanno compensato i dipendenti della carta straccia di una società fallita, dall’altro hanno completamente dimenticato  tutti quei commercianti ed esercizi convenzionati con le aziende emettitrici, sulle quali si è abbattuto il danno economico derivante dall’insolvenza. Aziende che oltre ad aver anticipato i costi relativi all’effettivo svolgimento del servizio sostitutivo di mensa (come il pagamento delle materie prime, la retribuzione dei lavoratori ecc ) subiranno gravi ricadute economiche.

Sono diversi gli emendamenti che lei ha proposto in aula. Ce ne vuole illustrare qualcuno? 

L’articolato tratta in modo omogeneo tutti i diversi comparti della pubblica amministrazione. Tra gli emendamenti che ho proposto uno in particolare è quello che riguarda i vigili urbani. Ho  chiesto che la polizia locale non sia destinataria della norma vista la specificità delle sue funzioni. Ai vigili è infatti richiesta flessibilità, interventi urgenti, i gps in macchina, una tipologia di servizio totalmente diversa da quella richiesta all’infermiere o al dipendente di un ufficio tecnico. Per valorizzare le risorse umane è indispensabile passare da alcuni passaggi. Non è con la repressione che si ottiene il massimo del profitto, così come garantire la presenza fisica non equivale ad un aumento della produttività. Per valorizzare è necessario trasferire consapevolezza del ruolo,  motivazione  e obiettivi.