La scelta della sindaca Chiara Appendino di affidare a Mauro Marinari il ruolo di nuovo capo di gabinetto della Città di Torino  ha fatto e farà discutere. Ed è una scelta che conferma – ancora una volta – come il Movimento Cinque Stelle stia lasciando da parte l’ortodossia delle origini per lasciare spazio alla realpolitik. Marinari non è certo un leghista, ma, è bene saperlo, non è neanche un politico di primo pelo. Da dove arriva, dunque, Mauro Marinari e soprattutto come ha fatto ad arrivare a sedersi sulla poltrona fino a poco tempo fa occupata dal ben più quotato Paolo Giordana?

Mauro Marinari è un dipendente della Città. Fa da sempre l’animatore culturale: prima alla cascina Giaione e, da qualche anno, alla Cascina Roccafranca.

Di lui ai piani alti di Palazzo Civico si ricordano soprattutto per un aspro confronto con Giuseppe Ferrari quando era titolare del decentramento. Abita a Rivalta di Torino, città di cui è stato sindaco dal 2012 al 2017. Sindaco per soli cinque anni, sconfitto poi quado ha cercato la riconferma poco meno di un anno fa.

Ma il mandato di primo cittadino, a capo di una lista civica “protogrillina”, non era la prima esperienza di Marinari che inizia, almeno a Rivalta, nel 1993. Proprio in quell’anno si candida consigliere nella lista de La Rete, capeggiata da Leoluca Orlando, a sostegno della coalizione che aveva Nicola de Ruggiero (colui che lo ha poi sconfitto nel 2017) candidato sindaco.

Dal 1993 al 1997 Marinari è assessore della giunta “De Ruggiero”, occupandosi di informazione, comunicazione e trasparenza. Si ricandida nel 1997 come consigliere sempre a sostegno di Nicola de Ruggiero ma questa volta nella lista civica “Rivalta per l’Ulivo” (era il tempo di Romano Prodi) per poi aderire ai Democratici di Sinistra nel 1999.

Arriviamo così al 2002, anno in cui bisogna scegliere il nuovo alfiere del centrosinistra rivaltese dopo i due mandati di Nicola de Ruggiero. I Democratici di Sinistra all’epoca scelsero di fare le primarie interne tra gli iscritti. Marinari si candidò, ma venne sonoramente sconfitto da Amalia Neirotti. Sconfitta che lo convinse ad abbandonare i Democratici di Sinistra in polemica con il gruppo dirigente locale.

Fonda così Rivalta Sotenibile, formazione politica del No a tutto che nel 2007 elegge tre consiglieri e nel 2012 conquista la guida di Rivalta al ballottaggio per una manciata di voti. Nel cinque anni in cui guida Rivalta da primo cittadino chiama nella sua squadra il professore Guido Montanari, il teorico dell’agopuntura urbana – oggi vice sindaco di Torino – che sta ridisegnando il piano regolatore del capoluogo piemontese e che non sembra essere particolarmente rimpianto nel suo precedente incarico.

A Rivalta non sono molti coloro che ricordano e rimpiangono l’epoca Marinari.

L’amministrazione ha concentrato i propri sforzi sulle battaglie No Tav e No Inc (salvo accomodarsi al tavolo delle compensazioni). In quegli anni l’impressione diffusa è che Rivalta si fosse trasformata da città della corona torinese nell’ultimo comune della Valle di Susa.

Ma cinque anni sono lunghi da far trascorre. E quindi ecco che Marinari concentra la sua attività da primo cittadino sul volontariato civico e sul bilancio partecipato. A Rivalta in quegli anni proliferavano i manifesti in cui si chiedeva di contribuire a progettare opere pubbliche – per la maggior parte non realizzate – e ad aiutare l’amministrazione a manutenere giardini e beni pubblici.

Mentre ci si impegnava in attività di partecipazione, le strade venivano asfaltate poco, il centro storico si spopolava di iniziative, molti negozi abbassavano le serrande e chiude persino il bar storico della piazza.

Qualche giorno fa in un bar rivaltese così veniva commentava la notizia: “Manca solo Gianna Demasi (ex assessore alla cultura di Rivalta, ndr) e il tridente è completo“. Viste le turbolenze che hanno accompagnato il mondo della cultura in questi due anni non è detto che Appendino non ci stia pensando.