Alla fine tutti, o quasi, hanno tirato un sospiro di sollievo. Ha tirato un sospiro di sollievo il ministro dell’Interno e vicepremier Matteo Salvini che non avendo nulla di cui occuparsi si è immediatamente scagliato sui social per auto-assolversi (“vedete, il razzismo non c’entra nulla”). Hanno tirato un sospiro di sollievo i pentastellati dopo giorni di imbarazzante e accondiscendente silenzio (“ridicoli, lo diciamo noi, è sempre colpa del pd”).

Ha tirato un sospiro di sollievo quella parte di Italia malata che si sta scoprendo razzista e che da ieri sera ride e irride tutti senza pietà.

Io non ti un respiro di sollievo. Tutt’altro: io sono preoccupato. Tanto.

Sono preoccupato per Daisy, per la sua salute, per le ferite che si porterà dietro dopo questa brutta vicenda.

Sono preoccupato perché questi sospiri di sollievo si stanno trasformando in un vortice che rischia di travolgere tutti.

Sono preoccupato per questo surreale clima da scampato pericolo (“meno male è solo un gesto stupido di tre scemi”).

Sono preoccupato per questo tifo da stadio sintomatico di un malessere sociale che ha radici più profonde di quanto possiamo immaginare.

È chiaro: chi ha commesso questo gesto deve pagare, ma tenere alta l’attenzione sugli episodi di intolleranza in questo paese è un dovere morale e politico di tutte le forze democratiche.

Un dovere morale che non può svanire davanti alla stupidità di un gesto, ai sospiri di sollievo, alle auto assoluzioni. Anzi è proprio la gratuità del gesto che deve farci riflettere su quanto sia difficile il nostro compito.