Nonostante lo sforzo di molti autori gialli di descrivere il delitto perfetto, la tipologia più vicina alla perfezione è sicuramente quella nella quale si lascia l’arma nelle mani degli altri e si difende  la vittima.

Ma quando la difesa della vittima diventa calcolata e premeditata, quando si scopre di aver avuto la possibilità anche minima di poterla salvare e ciò non lo si è fatto con opere od omissioni, allora anche il tentativo di simulare dispiacere per la vittima diventa grottesco. E la perfezione del delitto svanisce.

Un po’ è quello che è accaduto nella direzione dem di ieri sera a Torino, dove le richieste di deroga per poter fare il quarto mandato consecutivo avanzate dall’assessora regionale uscente Gianna Pentenero e dal Presidente del Consiglio regionale Nino Boeti, sono state respinte.

La difesa appassionata dei due in realtà si è trasformata, dicono, in una sorta di finto tentativo di salvarli messo in atto in maniera più pressante quando la discussione sembrava abbondantemente avviata alla conclusione.

Non si spiegherebbero infatti i numeri venuti fuori dalla votazione.

Secondo le nostre fonti, i sostenitori dei consiglieri uscenti Pentenero e Boeti sono stati molti di più a parole che con i fatti.

Otto sono state le mani alzati a loro favore, oltre 25 quelle contro le deroghe.

Eppure i segnali erano già arrivati in una riunione dell’organo dem di pochi giorni fa, quindi ampiamente in tempo per sollecitare, coinvolgere, spiegare ad una grossa parte del coordinamento che ieri si è dato latitante (quasi la metà) le buone ragioni della richiesta di deroga.

Inoltre ieri non era un giorno festivo, non era una data in mezzo ad un ponte e non era certo alle 13 del pomeriggio. Cosa è successo dunque al coordinamento provinciale?

I due, va ricordato, appartengono anche attivamente alla componente che ha vinto il congresso regionale e che, tramite uno o due componenti della stessa, sistematicamente lanciano segnali di guerra al Segretaria provinciale rea, a loro dire, di non rappresentare più la maggioranza del Partito.

Ma, ci verrebbe da dire, se la prova della forza e tenuta della nuova maggioranza è quella che si è vista ieri sera, forse sarebbe meglio frenare gli istinti bellicosi. E se la nuova maggioranza è davvero un progetto politico granitico, non si spiega anche il voto contro della truppa capitanata da Stefano Lepri, compresa la vice segretaria Regionale Monica Canalis, che ieri sera ha alzato la sua mano contro le deroghe in maniera abbastanza convinta. Almeno così ci viene riportato dai presenti e ovviamente siamo pronti ad essere smentiti.

Non manca il colpo di scena. Una candidata dopo aver dato disponibilità al segretario Carretta, pochi minuti dopo essere stata nominata durante la relazione iniziale, Noemi Roccasalva, avvocato di Settimo Torinese, moglie di Daniele Volpatto influente Consigliere Comunale del Pd settimese (per solo dovere di cronaca diciamo che fa parte della stessa componente di Boeti e Pentenero), si sia ritirata dalla competizione. Ora, cosa è successo in quei pochi minuti? Mistero. Salvo questo venga risolto nelle prossime ore altresì goffamente, magari con l’impronta della manina che ha gestito la vicenda.

Insomma, va tutto bene quando la colpa è del resto del mondo e si espia le proprie responsabilità autoconvincendosi o cercando di convincere gli altri che sul luogo del delitto non si è mai stati, salvo poi lasciarsi cadere sul posto il documento di identità.