Pochi giorni fa è iniziata la discussione del bilancio comunale 2018/2020 nelle commissioni consiliari. Una delle più attese è stata proprio la commissione cultura, dopo un 2017 che aveva visto tagli, esuberi, infinite polemiche.

 

È stato il primo anno nella storia in cui si sono dichiarati esuberi nella cultura. Un primato certo non invidiabile per l’amministrazione pentastellata. A prima vista pareva (o almeno la assessore Francesca Leon – ormai comunemente definita “alle fontane”- ha provato a far credere) che nel 2018 si fosse tornati ad un livello di spesa culturale accettabile.

Infatti, uno specchietto (aggiungeremmo, “per allodole”) distribuito in commissione confrontava il 2017 finale con il 2018 lasciando intendere che la spesa fosse stata ripristinata a livelli ordinari. Invece, così non è. Non solo l’anno 2017 è “contaminato” da contributi regionali sostitutivi di quelli comunali, ma siamo ancora molti milioni sotto la spesa storica degli anni fino al 2016.

Se, infatti, il mantra della Sindaca è stato il contenere i tagli di bilancio entro l’8%. Sulla cultura siamo, in un anno e mezzo al -21,6%. Nella tabella sottostante abbiamo messo a confronto i dati forniti in commissione con le serie storiche, e il risultato è presto evidenziato.

Oltretutto, continua la cattiva abitudine di (dall’arrivo di Appendino) finanziare la spesa ricorrente e ordinaria della cultura con importanti voci di entrata in conto capitale quali dismissioni e alienazioni, pratica abbandonata dal 2014.

Insomma, il 2018 sarà ancora un anno di cultura in bilico.