Diciotto giorni. Quelli della Festa de L’Unità di Torino sono stati intensi. Giorni che hanno visto un partito, quello Democratico, lanciare nuove sfide per la Torino metropolitana e per il Piemonte.  Di riflessioni politiche se ne sono lette molte e tutte hanno offerto stimoli interessanti. Indubbiamente, la Festa de l’Unità è un momento importante di riavvio della attività politica dei circoli dopo la pausa estiva.

Il vivere la Festa da volontaria fa affrontare questi giorni intensi in modo diverso: sentirsi veramente parte di una comunità. Molti sono i volontari che hanno iniziato a mettersi al servizio a giugno e luglio avviando tutta una serie di interventi di riqualificazione della area di corso Grosseto. Loro, tra i volontari, sul campo, hanno dimostrato una forza di volontà e di spirito di servizio che era riconosciuta indistintamente da tutti gli altri.

“Là dove c’era l’erba, ora c’è una città”. Questo è stato il loro miracolo, il creare da un campo una città democratica, un punto di incontro.

Ma cos’è la Festa senza il cibo? Una festa a metà. E così volontarie e volontari sin dal mattino pronti a pulire verdure, preparare tutto il necessario per il servizio della sera.

Tutte cose scontate, forse semplici. Ma secondo me no. Il mettersi al servizio in silenzio di persone che ci credono, che danno la forza per capire che alla domanda: “E allora il Pd?” Si può rispondere, senza imbarazzo: “C’è, eccome se c’è!”

C’è e discute, si confronta. Perché bisogna sapere che nelle varie chiacchiere, tra una comanda e l’altra della pizzeria e del ristorante, e al bar tra la preparazione di un caffè o un thè, si parla di politica, di contenuti, di idee, progetti e ci si confronta, magari anche con discussioni accese, però poi al servizio, all’esterno si è sorridenti e attenti e si dà una idea, che poi è reale, di fare le cose bene e per il bene comune.

È solo pochi anni che sono volontaria e quindi sono una pischella, rispetto ad Aldo, Luciana, Mario, Angelo, Silvana, Pino, Antonio, Emma, Max e tanti altri, però da loro mi sento di poter dire che sto imparando tre cose che mi piacerebbe imparassero coloro che sono chiamati a dirigere la squadra democratica:

1) lo spirito di servizio

2) il parlare dei problemi e delle divergenze di idee nelle sedi opportune e non sulle piazze, che possono essere piazze reali o virtuali

3) sorridere anche quando si è stanchi e arrabbiati, ascoltare sempre l’interlocutore che si ha di fronte e lavorare con passione mettendosi al servizio.

Un ringraziamento speciale a Roberto Gentile perché con la sua calma e fermezza ci ha coordinato tutti, in silenzio stando dietro le quinte, come i migliori registi.