Un nuovo posto di lavoro in cambio delle dimissioni. Era quanto chiedeva, con toni anche accessi, Luca Pasquaretta alla sindaca Chiara Appendino e all’assessore al Lavoro Alberto Sacco. “Quando mi incazzo succedono cose brutte”, “Poi alle elezioni sono tutti cazzi vostri”: sono questi alcuni dei messaggi in possesso della Procura di Torino e su cui si baserebbe l’accusa di estorsione proprio nei confronti della sindaca, parte lesa in questa storia.

Tutto nasce da quella presunta consulenza da 5000 euro che l’ex portavoce di Appendino avrebbe svolto per il Salone del Libro e per cui è in corso un’altra inchiesta per peculato. Una notizia, che diffusasi sui media, fa sobbalzare la sindaca la quale nelle chat con il suo fidato braccio destro chiede lumi sulla consulenza e la restituzione della cifra intascata, per la quale Pasquaretta deve chiedere un finanziamento. Ma non basta. Infatti, incalzato anche dalla maggioranza Cinque stelle che non ha affatto gradito l’accaduto Pasquaretta decide di dare le dimissioni.

Da qui, nell’estate 2018, inizia la ricerca di un nuovo lavoro. Non tanto con curriculum alla mano, quanto con chat in cui faceva intendere alla sindaca che gli fosse dovuto un nuovo posto di lavoro. E nei messaggi che inviava oltre che alla sindaca anche all’assessore Sacco affermava di conoscere molti segreti di palazzo che altrimenti sarebbero stati svelati. Tra questi Pasquaretta raccontava di un utilizzo della macchina di servizio da parte di Appendino per andare ad Ivrea ad impegni di partito, fatto riportato dalla stessa sindaca alla Procura nel corso dei diversi interrogatori davanti ai pm Gianfranco Colace e Enrica Gabetta durante i quali la prima cittadina ha ammesso che il modo di parlare del suo ex portavoce fosse “colorito” ma di non essersi mai sentita minacciata.

Intanto dagli incartamenti della procura nasce anche il giallo sul fatto se Appendino fosse a conoscenza della consulenza al Salone del Libro. Infatti, mentre la sindaca ha sempre negato di sapere e di aver appreso il tutto solo dai giornali sia Pasquaretta cha altri tre persone hanno dichiarato ai magistrati che la prima cittadina sapeva tutto. Tra questi l’ex capo di Gabinetto Paolo Giordana, Giuseppe Ferrari, dirigente comunale che all’epoca era segretario per la Fondazione per il libro e Alessandro Dotta, direttore amministrativo del Salone. Mentre invece alcuni messaggi scagionerebbero Appendino, tanto che si va verso una richiesta di archiviazione.