Ha preso qualche calcio, ma in particolare un pugno. Dato mentre era di spalle «vigliaccamente», nei momenti più concitati. Il segretario metropolitano del Partito Democratico di Torino e consigliere comunale in Sala Rossa, Mimmo Carretta, il giorno dopo un Primo Maggio tutt’altro che tranquillo non vuol sentire ragioni: l’attacco da parte di alcuni militanti No Tav, l’ala più violenta vicina a certi centri sociali torinesi, non può essere rilegato a “semplice tafferuglio”.

«Ieri sera quando sono tornato a casa ho ripensato alle violenze che abbiamo subito – racconta Carretta – Vedere consiglieri della maggioranza pentastellati spalleggiare quei delinquenti che ci hanno aggredito più volte durante il corteo è davvero troppo».

L’esponente Dem si riferisce al fatto che tra i No Tav, nelle prime file, ci fossero alcuni consiglieri M5s, da Damiano Carretto a Daniela Albano, da Marina Pollicino a Giovanna Buccolo.

Ma chi spicca su tutti, fotografata e ripresa in varie fasi calde della manifestazione, è Viviana Ferrero, che oltre ad essere consigliera grillina è vicepresidente del Consiglio Comunale, un incarico istituzionale che ha voluto ottenere a tutti i costi, anche se molti dei suoi non fossero d’accordo.

Ecco. Di Ferrero ora Carretta vuole le dimissioni. Immediate.

E non usa mezzi termini il segretario Pd: «Vedere la vice presidente del consiglio comunale Ferrero in mezzo a questi esaltati fa venire il voltastomaco. Si dimetta e vada a casa. Continui da lì la sua becera rivoluzione».

«Mi sono preso pugni e calci e i Cinque Stelle che governano Torino difendono questi delinquenti e attaccano la polizia. complimenti. Grazie ai compagni del servizio d’ordine del Pd che hanno permesso a tutti di manifestare nonostante le violenze e attacchi No Tav», conclude Carretta.

Intano i consiglieri grillini, con la capogruppo Valentina Sganga in testa, hanno già trovato i colpevoli per i tafferugli di ieri: la polizia e il Pd.

Dice Sganga: «Spiace ripeterlo, ma ultimamente a Torino non riusciamo ad andare oltre ad una gestione dell’ordine pubblico che parrebbe più finalizzata ad alzare il livello di conflittualità che a calmierarlo. Incredibile poi che il Partito Democratico si sia, o sia stato, posizionato esattamente davanti allo spezzone NoTav. Davvero non c’era un altro spazio nel corteo per sfilare?»

«Persino il M5S, con il suo striscione, ha optato per una posizione più defilata per evitare tensioni. A volte, basterebbe un minimo di raziocinio per evitare di innescare violenze. E invece no. E così alla fine persino i nostri consiglieri, con bambini al seguito, sono finiti in mezzo alla carica prendendosi qualche manganellata. Obiettivo raggiunto. Peccato, perdiamo l’ennesima occasione per riflettere sul tema della dignità delle lavoratrici e dei lavoratori e per fare del lavoro un tema che unisce e non divide».

Un atteggiamento quello dei Cinque Stelle nostrani criticato non solo dal ministro dell’Interno Matteo Salvini, ma anche dal vicepremier Luigi Di Maio.

«Il Movimento 5 Stelle condanna da sempre ogni forma di violenza e per sua indole ha sempre invitato i cittadini a manifestare le proprie idee e le proprie opinioni in forma pacifica attraverso il dialogo», ha commentato a distanza il leader M5s, mentre Salvini ha sottolineato come sia «grave che alcuni politici locali se la prendano con la polizia anziché con i violenti».

E a qualcuno torna in mente la vicenda che vide come protagonista Stefano Alberione.

Con le dovute proporzioni.

La giunta era quella di centrosinistra, guidata dal sindaco Valentino Castellani. Dopo la morte di due anarchici a Torino le manifestazione degli squatter si erano caratterizzate per gli scontri. L’allora assessore al Bilancio Stefano Alberione di Rifondazione Comunista partecipò a quei cortei insieme agli anarchici varie volte e rivendicando la sua presenza.

Castellani a questo punto gli tolse le deleghe. Era il 1999.

 

foto principale gentilmente concessa a Nuova Società da Alessandro Contaldo