Assieme a sindacalisti di Cgil e Uil, a disoccupati e precari e agli sfrattati, oggi a scendere in piazza contro il Jobs Act e la Legge di Stabilità sono stati anche gli studenti.
Uno spezzone che, come dicono loro stessi, «è andato a contestare il governo Renzi, che si presenta come innovatore, ma che porta avanti le stesse politiche proposte da coloro che lo hanno preceduto». Un esempio, continuano, «ne è il Jobs Act che prende come modello lavorativo la precarietà e come forma di contratto predilige quello a tempo determinato, eliminando ogni tipo di tutela sui lavoratori».
Nel mirino dei giovani «la Buona Scuola della riforma del premier, che si propone come un modello democratico non tenendo conto di tutta la componente studentesca che esprime il proprio dissenso nelle piazze. Questa riforma, infatti, permette l’ingresso dei privati all’interno della scuola, trasformandola così in scuola-azienda con a capo un preside-manager e rende obbligatori gli stage negli istituti tecnici e professionali, chiarendo subito l’idea che dobbiamo avere di lavoro, cioè quella di sfruttamento».
Lo spezzone sociale, continuano gli studenti, «ha inoltre contestato il Piano Casa, la Legge di Stabilità e i continui tagli ai servizi pubblici».
Partiti da piazza Vittorio, dicono, «ci siamo diretti verso piazza Castello per poi attraversare le vie della nostra città attraversando via Garibaldi, dove le famiglie di occupanti e migranti si sono staccate provando ad occupare la sede dell’Assessorato alla casa ma sono stati respinti dalle forze pubbliche. Abbiamo proseguito fino in corso Regina Margherita, dove si trovano gli Assessorati alle politiche giovanili, diritto allo studio universitario e immigrazione. Qui il corteo ha espresso la propria rabbia con il lancio di uova e pomodori». La reazione delle forze dell’ordine è stata immediata e ha causato «diversi feriti, tra cui due ragazze ora in ospedale».
«La repressione dalla polizia non si è limitata a questo – continuano ancora – infatti hanno fermato nove manifestanti, che si trovano tuttora in stato di fermo. Nonostante questo gli studenti hanno proseguito determinati verso il Miur (il Ministero della pubblica istruzione, ndr) per poi concludere il corteo in piazza Castello».
La conclusione è amara e decisa:  «Ancora una volta abbiamo assistito alla militarizzazione della nostra città in una giornata che ha visto scendere in piazza migliaia di persone che hanno espresso la loro rabbia e il loro dissenso verso questo governo. Esprimiamo la nostra solidarietà ai fermati e richiediamo il loro immediato rilascio».