«Il piano di rientro risulta ambizioso. Un grosso punto interrogativo, resta, soprattutto sugli incassi delle dismissioni immobiliari». Ma «siamo consapevoli che il percorso è complesso ma avete imboccato la strada quella del rigore». Ovvero la strada sarebbe giusta.
Un percorso che serve per curare «l’ammalato che ora ha la febbre e non l’epatite». Il malato è Torino e le parole pronunciate dai consiglieri e dal presidente fanno tirare un sospiro di sollievo. Alla sindaca.
Si respira un clima differente nell’aula alla Corte dei Conti rispetto all’udienza precedente, quella del 13 giugno. Chiara Appendino è serena, come è sereno l’assessore Sergio Rolando e il direttore finanziario Paolo Lubbia.
«Siamo soddisfatti», dice la sindaca ai cronisti. Sembra quasi che voglia aggiungere “molto”. «Sono soddisfatta, si inizia a riconoscere il lavoro da questa amministrazione sui conti. È un percorso lungo – ha aggiunto la sindaca – ma come è stato detto stiamo lavorando nell’interesse della comunità. È vero, è un piano ambizioso e lo sappiamo – ha proseguito – ma è l’unica strada possibile per il risanamento strutturale dell’ente».
«Molti interventi sono già stati avviati, alcuni completati. Abbiamo lavorato molto insieme agli uffici che ringrazio – continua Appendino – per riuscire a mettere in sicurezza i cosiddetti debiti fuori bilancio e abbiamo avviato un potenziamento delle riscossioni perché sappiamo che il tema più delicato. Inoltre – ha concluso Chiara Appendino – anche nel 2018 continueremo con la riduzione della spesa corrente. Sappiamo che la strada del risanamento è lunga, ma stiamo facendo tutto quello che è nelle nostre corde».
La Corte ha valutato, oltre il piano di rientro, il rendiconto 2016 e il preventivo 2017. Prosegue, ha spiegato nella sua relazione il consigliere Cristiano Baldi, la riduzione della spesa corrente, con gli impegni 2016 che sono pari a 1,074 miliardi, mentre nel 2015 erano 1,090 miliardi.
Miglioramenti della cassa, con un saldo positivo 2017 di 18 milioni.
«Nel rendiconto 2016 è stato riscontrato l’equilibrio della parte corrente e capitale e la stessa cosa ci sarebbe anche nel ’17. Il risultato del 2016 consentirebbe di recuperare due rate di disavanzo».
Un miglioramento sensibile, dice la Corte, che si vede anche dal fatto che non si è più ricorso ad anticipazioni di liquidità.
Nota stonata: restano elevati i debiti finanziari, anche se nel 2017 i mutui stipulati sono passati da 42 a 26 milioni.
Il debito fuori bilancio Ream è stato pagato a gennaio e il Comun ha stipulato convenzioni per il ripiano del debito pregresso di Gtt e Infra.To.
Sono nuovamente dilatati i pagamenti per i fornitori: nel 2017 erano arrivati a 81 giorni, mentre nel 2016 erano 42.
Il debito finanziario complessivo cala sotto la soglia dei tre miliardi: ora è di 2,9 miliardi.
«Siamo consapevoli che il percorso è complesso – dice in chiusura dei lavori il presidente della Corte Maria Teresa Polito – ma aver imboccato una certa strada porterà a vedere il rigore in maniera diverso. Il nostro atteggiamento di magistrati “occhialuti” serve perché “bisogna intervenire su un malato che ha una febbre e non l’epatite, prevenire che si arrivi a malattie più gravi e all’intervento di un anatomopatologo».

Intanto, sul campo riscossione arriva un potenziamento della Soris. «Dodici dipendenti comunali, con specifiche competenze nel campo della riscossione tributi e della gestione di sistemi informativi e di banche dati, passano temporaneamente al servizio di Soris spa, la società in house providing che opera per conto della Città di Torino, allo scopo di incrementarne l’organico e potenziarne l’attività di accertamento e riscossione coattiva delle entrate relative ai tributi locali e alle sanzioni per violazioni ai regolamenti comunali e al Codice della strada». Un’operazione che rientra nel “Piano di potenziamento e sviluppo delle attività di riscossione delle entrate”, dello scorso giugno. Ora questo inserimento voluto dall’assessore Rolando e approvato con protocollo d’intesa tra l’amministrazione comunale del capoluogo piemontese e Soris spa che prevede, fino al 31 dicembre del 2019, il “prestito” delle risorse professionali alla società di riscossione.