Gli uffici dell’anagrafe centrale della Città di Torino sono da settimane presi letteralmente d’assalto dagli utenti: i tempi d’attesa per la carta d’identità elettronica stanno ormai raggiungendo livelli biblici, i dipendenti sono letteralmente sommersi dalla mole di lavoro e di pratiche da espletare, le code per un cambio di residenza o un qualsiasi altro documento stanno diventando chilometriche. Ma esisterebbero, per alcuni privilegiati, delle corsie preferenziali sulle quali ora indaga Montalbano. Non il celebre commissario di Vigata, nato dalla penna di Andrea Camilleri, ma la sua omonima Deborah, consigliera comunale ex grillina ora passata al gruppo di minoranza “Uscita di sicurezza”.

Per la consigliera Montalbano, infatti,  sarebbe consuetudine dare priorità alle richieste per il cambio di residenza inviate on line di personaggi famosi. Secondo le notizie che avrebbe raccolto la Montalbano, alcuni di questi Vip sarebbero calciatori della serie A: «Questa segnalazione mi è stata fatta da diverse fonti interne e ho intenzione di portarla lunedì prossimo in Consiglio Comunale e ho presentato già una richiesta di accesso agli atti».

Nella richiesta ufficiale la consigliera di minoranza chiede di acquisire l’elenco nominativo di coloro ai quali è stata rilasciata la CIE con l’indicazione della data di prenotazione e della data di formazione del documento presso gli sportelli, e l’elenco dei soggetti registrati per l’iscrizione o il cambio di indirizzo.

«Mi è stato riportato da più fonti – sostiene Deborah Montalbano – che è stato richiesto espressamente di far saltare la coda “virtuale” che compete a chi fa una richiesta online all’anagrafe per i giocatori di serie A . Quindi, in poche parole, di velocizzare e risolvere subito le pratiche che riguardano poche persone rispetto a quelle in coda da tempo», accusa la Montalbano che, volendo andare a fondo sulla questione lunedì prossimo chiederà alla sindaca Chiara Appendino «se era a conoscenza di certe segnalazioni e di indagare a fondo per far luce su possibili episodi che, se confermati, sarebbero da stigmatizzare».