1452 cooperative e 46mila addetti. Sono questi i numeri della cooperazione torinese nel 2017 presentati dalla Camera di commercio di Torino, con Legacoop Piemonte e Confcooperative Piemonte Nord. Una quadro positivo, che dimostra come superati gli anni di crisi tra il 2010 e il 2014, le cooperative del territorio continuano per la loro strada, dichiarandosi nel 60 per cento dei casi positive per l’andamento del 2018.

«Le imprese cooperative anche in Piemonte, e anche in questi anni di crisi, hanno saputo rispondere alle sfide imposte dal mercato con la difesa dell’occupazione e con la presenza in tutti i settori dell’economia piemontese sperimentandosi in nuovi mercati» ha spiegato il presidente di Legacoop Piemonte Giancarlo Gonella aggiungendo come «Nonostante le continue difficoltà in alcuni comparti come in quello delle costruzioni, i dati dimostrano la fiducia nello strumento cooperativo come risposta ai bisogni di lavoro e salvaguardia delle competenze. Esempio concreto è il fenomeno dei workers buyout: imprese in crisi salvate dai lavoratori dando vita a cooperative».

Ad aver conosciuto la maggiore crescita nel 2017 sono state le cooperative di servizi alla persona, con un aumento del 23,8 per cento del totale, arrivando da sole a contare il 41,5 per cento degli addetti. In crescita anche i servizi di alloggio e ristorazione (+8,9 per cento) mente registrano un lieve calo le cooperative di servizi alle imprese (-1,5) che restano comunque il numero più consistente con il 42 per cento del totale.

«L’universo delle cooperative torinesi, con quasi 1500 realtà attive e 46 mila addetti, conferma in questi ultimi tre anni una sostanziale tenuta, dopo i cali registrati tra il 2010 e il 2014: si tratta infatti di imprese solide, per la gran parte longeve, anche se più della metà non supera i 500mila euro in termini di valore di produzione – ha osservato Vincenzo Ilotte, presidente della Camera di commercio di Torino – Nel panorama complessivo, spiccano le imprese di servizi alla persona, grazie soprattutto alle attività di assistenza sociale non residenziale».

Ma se sono buoni i dati sul 2017 anche per il 2018 si respira aria di positività. Il 60 per cento si dichiara positivo sull’andamento dell’anno in corso, ipotizzando un espansione della propria attività, mentre solo il 12 per cento si definisce molto pessimista.

«Il lavoro in cooperativa è a tutti gli effetti la proposta non assistenziale per porre un argine all’aumento della soglia di povertà. L’autoimprenditorialità associata dà una opportunità concreta a molte famiglie e anche a coloro che, in altro modo, non avrebbero accesso al mercato», sottolinea Gianni Gallo, Presidente di Confcooperative Piemonte Nord.