Pubblichiamo integralmente il discorso di insediamento del nuovo presidente del consiglio regionale piemontese Stefano Allasia.

“Onorevole Presidente della Regione, Assessori e Consiglieri, desidero rivolgere, anzitutto, un saluto a voi tutti e un ringraziamento ai Parlamentari europei e nazionali e alle numerose Autorità che hanno voluto onorarci con la loro presenza alla  seduta di insediamento dell’ XI° legislatura del Consiglio regionale dei Piemonte. 

Permettetemi di rivolgere al nuovo Presidente della Regione Piemonte onorevole Alberto Cirio, e a tutta la Giunta regionale il mio augurio personale e a nome dell’Assemblea che rappresenta tutti i piemontesi, l’auspicio che si instauri da subito una positiva collaborazione e un rinnovato equilibrio fra la sfera legislativa e quella decisionale.

Mi sia permesso di portare un particolare saluto al mio predecessore Nino Boeti, che ha guidato con autorevolezza ed equilibrio quest’aula durante la scorsa legislatura. 

Permettetemi di rivolgere poi una serie di apprezzamenti particolari:

ai candidati alla presidenza non eletti, Sergio Chiamparino e Giorgio Bertola, che eserciteranno insieme a tutti i consiglieri di minoranza, un ruolo fondamentale per lo stimolo e la democrazia di quest’aula.
Ai dirigenti, a tutto il personale del Consiglio regionale e dei gruppi consiliari, la cui professionalità è certamente uno degli elementi di forza che rendono speciale questo ente.

Ricordo il 2005 anno in cui entrai la prima volta in Consiglio regionale.  30enne ed ero il consigliere più giovane, ora dopo 14 anni sono considerato quasi il consigliere anziano; questo per evidenziare quanto possa essere veloce e dinamico questo consiglio, a partire dal presidente della giunta Alberto Cirio, che ha ribadito fin da subito in campagna elettorale, di quanto il Piemonte abbia la necessità di cambiare velocità, ora con un’ assemblea giovane e rinnovata, questa velocità è possibile.

Il mio primo grande auspicio, è che ciascuno dei consiglieri, me compreso, colga il vero significato e lo straordinario onore di sedere in quest’aula. Abbiamo il dovere di vivere quest’incarico e questo compito con l’orgoglio di chi è consapevole di rappresentare i piemontesi, un popolo ricco di storia, tradizioni, con grande capacità innovative, imprenditoriali, un popolo di grande lavoro.

Il nostro statuto ci assegna delle straordinarie competenze a partire dall’attività legislativa, e a tal proposito penso che questa legislatura debba avere il coraggio, l’autorevolezza di cogliere come oggi non sia necessario creare ad ogni costo nuove leggi, ma invece dobbiamo guardare soprattutto alla riorganizzazione e semplificazione delle norme che già esistono. Credo che tutti noi, che rappresentiamo i cittadini piemontesi, abbiamo colto l’esigenza sempre più forte di snellire, di semplificare e di ridurre il peso delle norme. I cittadini oggi non ci chiedono nuove leggi, ma ci chiedono di rendere operative e più chiare quelle che già esistono.

Ci apprestiamo ad iniziare questa XI° legislatura con la consapevolezza che sarà caratterizzata da grandi riforme, indispensabili per ritrovare quella linfa necessaria affinchè il Piemonte possa ritornare ad essere  protagonista in Italia e in Europa.

In un contesto economico e sociale contrassegnato dalla pesante crisi finanziaria che grava sulle imprese e sulle famiglie piemontesi, ritengo che i diversi attori del sistema regionale nell’ambito delle rispettive competenze debbano esercitare un’azione responsabile e tempestiva per fronteggiare la crisi in atto con tutti gli strumenti a loro disposizione.

Il Consiglio regionale del Piemonte porrà grande attenzione alle tematiche economiche e del mondo del lavoro e ora più che mai è opportuno fare la nostra parte per aiutare la Regione a fronteggiare la crisi facendo leva sulla nostra storia, sulla nostra tradizione imprenditoriale, ma anche sulla capacità di innovare e di reagire con determinazione.

Per questo credo che sia indispensabile cambiare velocità chiedendo l’autonomia.

Si perché cari colleghi questa sarà la legislatura dell’autonomia, ritengo infatti che sia necessario accelerare  l’iter e perseverare fino a che non conseguiremo l’autonomia che la precedente giunta ci ha negato, sfruttando ogni possibilità legislativa che la Costituzione ci concede.

Mi preme ricordare quando nel 1943, durante una riunione clandestina di esponenti della Resistenza delle valli alpine, veniva sottoscritta la Dichiarazione dei rappresentanti delle popolazioni alpine, meglio conosciuta come Carta di Chivasso, testo che già invocava la realizzazione di un sistema politico federale e repubblicano su base regionale. Ed ancora ringraziare tutti i movimenti autonomisti piemontesi che con i loro consiglieri proprio in quest’aula, hanno negli anni difeso e valorizzato l’identità e le tradizioni del nostro Piemonte, uno su tutti  l’onorevole Farassino.

E’ necessario quindi ottenere un adeguato trasferimento di risorse dallo Stato, superando le sperequazioni che hanno sempre penalizzato le regioni virtuose. Governo del territorio, istruzione, politiche sanitarie, infrastrutture sono solo alcune delle materie oggetto di trattative con il Governo che ci consentirebbero di fornire servizi migliori ai piemontesi.

La storia ci insegna che meno si centralizza la spesa e meglio si utilizzano le risorse, per questo vogliamo che la nostra Regione ottenga ciò che le spetta e che ormai da troppo tempo non riusciamo a far valere sui tavoli nazionali. La logica attuale ha portato ad un regionalismo improntato esclusivamente ad un sistema di uniformità che ha penalizzato le realtà virtuose senza stimolare la crescita del Nord come del Sud del paese.

Per questo sempre con responsabilità e nel rispetto dei principi costituzionali, come già sottolineato in precedenza, chiederemo maggiore autonomia, percorso già iniziato da Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, affinchè il Piemonte, anche in questo, non sia più il fanalino di coda tra le regioni del Nord.

Su un tema così importante e fondamentale, sarà quindi mia premura come presidente del Consiglio regionale proporre in uno dei primi Uffici di presidenza e ai Capigruppo, l’istituzione di una Commissione speciale per l’autonomia.

Credo poi che questo Consiglio debba diventare la casa di tutti gli amministratori locali, oggi abbiamo un ente come la provincia purtroppo incapace per molte ragioni, di svolgere quel ruolo di interfaccia con i comuni, e penso quindi per questo che si debba creare una corsia preferenziale per gli amministratori locali, iniziando dai tantissimi sindaci dei comuni che devono trovare all’interno di questo ente, un supporto ed un aiuto anche in termini di competenza e professionalità (che qui dentro certo non mancano).

In questo mandato abbiamo anche la necessità di ridare credibilità alla politica, perché anche dal nostro operato deriva la capacità di invertire quell’idea che anche senza politica vivremo tutti meglio, che la politica è soltanto qualcosa di inutile e costoso e fonte di privilegi. La politica invece è il baluardo di un popolo e soprattutto la voce per i più deboli ed umili. Certo, è vero che esiste un problema di etica, ma questo deve essere affrontato con forza e rigore, senza inutili ipocrisie e processi sommari. Mi piacerebbe che la politica lasciasse il giusto spazio alla concretezza, senza ricorrere a tatticismi, interessi di parti e dibattiti fine a se stessi. Faccio personalmente fatica a cogliere l’utilità della politica di Palazzo, capace solo di allontanare i cittadini dalle istituzioni. Il Piemonte sia un modello anche in questo.

Mi avvio a concludere

Colgo l’occasione per ringraziare i giornalisti e gli operatori dei mezzi di informazione per l’attenzione che pongono e che spero continueranno a porre ai lavori del Consiglio regionale contribuendo a rafforzare la percezione dei cittadini verso la nostra Istituzione, con serietà, correttezza e trasparenza.

Chiudo ringraziando in modo sentito tutti voi per la fiducia, sono onorato di aver ricevuto questo alto incarico che non avevo né richiesto né sollecitato, e che eserciterò nel massimo rispetto istituzionale, nel segno di un’aperta e leale dialettica con tutte le forze politiche che siedono in quest’aula.

Sarò il presidente di chi vuol riconoscermi, avrete sempre la mia stima fino a quando si interverrà in modo democratico e rispettoso gli uni verso gli altri.

Non voglio passare come un bravo presidente, ma per un presidente serio, severo, ma giusto, come mi insegnarono mio nonno e mio padre.

Grazie e viva il Piemonte.

Buon lavoro a tutti!”