Talvolta ci si interroga sulle cause o sui motivi per cui al termine di un processo sia esso educativo, sportivo o storico, si arriva ad un determinato risultato, ma soprattutto si passa molto tempo a lamentarsi di quel risultato senza comprendere il ruolo, talvolta determinante, che si ha giocato in quella partita, perché è luogo comune che la colpa sia sempre di qualcun altro.

Passando attraverso esempi all’apparenza molto banali come il lamentarsi di sporcizia per le strade dimenticandosi di avere gettato in terra il mozzicone o il pezzo d  carta stropicciato, oppure lamentarsi della maleducazione della nuova gioventù dimenticando di essere genitori di quella gioventù fino al lamentarsi del complesso sistema sociale dimenticando di poter essere cittadini attivi oltre che semplici destinatari di un servizio per il quale non solo non si fa nulla, ma spesso si è complici del malfunzionamento. È quel meccanismo che ci fa contemporaneamente vestire i panni di chi vive un disagio dopo averlo creato e poi se ne lamenta.

Il primo passo verso la determinazione di un risultato positivo è sicuramente la consapevolezza.

Certo questa può valere sia per una partita ancora da giocare che per una già giocata.  Nel primo caso darà la possibilità di prepararsi al meglio attraverso lo studio, l’aggiornamento , il confronto, il silenzio dell’ascolto, l’umiltà del mettersi in discussione rispetto a metodologia e applicazione dei metodi. Nel secondo caso invece può permettere, secondo il principio già affrontato nella riflessione sbagliando si impara, di acquisire competenze sfruttando l’errore che se riosservato in modo analitico, fornisce spunti per la ricerca di nuove soluzioni.

La consapevolezza è insomma la chiave per aprire la porta del successo. Qualche sera fa in una intervista, il noto imprenditore Flavio Briatore ha sottolineato come i grandi successi ammirati e spesso invidiati sono la punta di un iceberg frutto di anni di lavoro e sacrifici di cui è visibile solo il risultato. Ma lo studio, le notti insonni, gli esami, gli errori, la paura del fallimento che a volte fa pensare di desistere, quelle cose no, nessuno o pochi le vedono. E le apprezzano. E le emulano.

Nella società degli influencer e del grande fratello la massima aspirazione è il denaro facile, con poca fatica e possibilmente senza rinunce. Il classico sistema alla cui base manca la consapevolezza di quanto si è determinanti sulla propria realizzazione attraverso il non delegare al “resto del mondo” la fatica e le responsabilità tanto dello sperato successo quanto poi del molto più probabile fallimento. Eppure al termine della partita la colpa sarà spesso di qualcun altro.

Interroghiamoci su quanta consapevolezza abbiamo di noi stessi, di noi nel nostro spazio, di noi nel nostro spazio e tempo ed infine di noi nel nostro spazio, tempo ed in relazione degli ambienti sociale, economico, sportivo ed educativo. Interroghiamoci con sincerità ed onestà intellettuale, quantomeno verso noi stessi, su quante volte siamo stati causa o concausa, anche involontaria o apparentemente ininfluente, della determinazione di un risultato, sia esso personale oppure più generale. Noi crediamo che se si riuscisse a raggiungere la Consapevolezza globale, molto probabilmente si imparerebbe di più e meglio, per costruire e vivere una società migliore, un futuro migliore.