Un secco No all’introduzione del salario minimo legale e a eventuali invasioni di campo è arrivato nella serata di ieri dall’accordo nazionale firmato a Roma dal presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, e dai segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Susanna Camusso, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo.

Una firma che chiude un lungo confronto partito circa un anno e mezzo fa e che intende rimarcare il ruolo e l’autonomia delle parti sociali, mettendo un paletto anche ad una eventuale legge sul salario minimo: i minimi salariali sono definiti nel contratto nazionale, punto.

Una presa di posizione che non sembra scoraggiare il neo eletto senatore Mauro Laus, da sempre paladino e sostenitore del salario minimo
«L’accordo siglato nelle scorse ore tra Confindustria e segretari generali di Cgil, Cisl e Uil – commenta Laus- certamente sancisce il superamento degli interessi delle singole sigle, archiviando di fatto conflitti rispetto alla loro funzione e autonomia, porta però con sé una contraddizione. È legittimo che si rafforzi il valore della contrattazione nazionale e un miglioramento in tal senso era auspicabile avvenisse ma, ancora oggi, proprio la contrattazione nazionale ha mostrato alcuni limiti lasciando fuori o non tutelando adeguatamente alcune categorie di lavoratori, permettendo il proliferare di retribuzioni orarie di poco superiori ai 4euro».

Continua Mauro Laus: «In questo senso non comprendo il no categorico all’introduzione del salario minimo legale, strumento che non rappresenterebbe in alcun modo uno scippo di funzioni o un imbrigliamento del sindacato al contrario rafforzerebbe il modello contrattuale definito dai corpi intermedi».

«Sono sempre più convinto che il rapporto tra salario minimo e parti sociali sia possibile. Ribadisco quindi la volontà di presentare in Parlamento una proposta per l’introduzione di un minimo salariale stabilito per legge e la volonta’di lavorare per fissare finalmente quelle “regole del gioco”in grado di smascherare quei rapporti di forza spesso esercitati dalla Pubblica amministrazione nei confronti delle società appaltatrici e che generano ancora piu’disuguaglianze in quella che e’la giungla della concorrenza sleale sui salari», conclude Laus.