È notizia di oggi che il giudice che si sta occupando del processo per i fatti di Piazza San Carlo che partirà a brevissimo ha accolto le istanze di alcuni avvocati delle persone che furono coinvolte quella tragica serata del 3 giugno 2017 decretando che la Città di Torino entrerà nel processo come “responsabile civile”.
Tradotto vuol dire che in caso di condanna degli imputati a pagare i risarcimenti milionari ai feriti saranno anche i contribuenti torinesi. Cioè tutti noi.
E tradotto vuol dire che i nostri avvocati o i consulenti legali che la Città dovrà assumere (e pagare) dovranno entrare nel processo per difendere l’operato di quelli che in fase di indagine sono stati riconosciuti aver avuto parte nell’organizzazione e nella gestione di quella serata, tra cui la sindaca Chiara Appendino.

Peccato però che le linee difensive degli imputati della Città divergono tra loro e che sulle responsabilità personali ciascuno di loro, come è anche legittimo, tenderà a dire che al limite era responsabilità o colpa di qualcun altro nella catena di comando. Vedremo a questo punto quale sarà la linea difensiva che saranno costretti a sposare gli avvocati della Città se quella dei vertici o quella degli operativi.

Ma al di là di questo aspetto, comunque piuttosto rilevante, ce n’è un altro altrettanto grave.
Qualche mese fa portammo infatti in Sala Rossa una mozione che chiedeva l’esatto contrario di quanto è poi avvenuto e che cioè la Città si dichiarasse parte lesa e si costituisse “parte civile” nel processo.
La Città, ha subito un danno evidente da quella serata e, in quanto istituzione, non ne é in alcun modo responsabile. Al limite i responsabili, se verranno processualmente individuati come tali, sono i singoli. Il Comune in caso di condanna degli imputati avrebbe dovuto essere risarcito per questo danno, non pagare al posto loro.
Non è giusto che in caso di condanna degli imputati a pagare i danni debba essere il contribuente torinese.
Non è giusto. Punto.

Il Movimento Cinque Stelle la nostra mozione l’ha respinta in blocco. Senza scrupoli e senza defezioni. Prima gli interessi personali o della propria parte politica, poi quelli della Città. Come sempre hanno fatto finora.

E così adesso la Città verrà comunque trascinata nel processo, ma dalla parte sbagliata, quella degli imputati.