All’alba sono state sgomberate le ultime palazzine occupate di quello che un tempo era il villaggio olimpico di Torino: l’ex Moi.

Dopo cinque anni di occupazione da parte di migranti, questa fetta di città abbandonata al degrado è tornata alla comunità. Un successo per la sindaca Chiara Appendino che in anticipo con i tempi previsti è riuscita nell’operazione di “sgombero dolce”.

«Oggi con un lavoro collegiale, senza l’utilizzo della forza, finalmente siamo riusciti a liberare le ultime palazzine restituendo l’area alla cittadinanza. Questo è il modello Torino che mette al centro le persone senza usare la forza. Un successo per l’intera città», dice la sindaca.

Non c’è stato bisogno di usare la forza per liberare le palazzine, come ricorda il prefetto del capoluogo piemontese: «Non si è trattato di un’attività di ordine pubblico, ma di un lavoro di integrazione», spiega Claudio Palomba, che aggiunge: «C’era un’assoluta necessità d’intervento per le condizioni igienico sanitarie e strutturali che avrebbero compromesso la salute di queste persone. Questo è l’unico motivo per cui abbiamo deciso di agire. Si è tenuto conto dei problemi degli occupanti e dei problemi dei residenti».

«Si tratta di un progetto di partenariato pubblico-privato frutto di un lavoro di integrazione ed inclusione che ha portato a risultati molto importanti tanto che stiamo ragionando sulla possibilità di adottare il modello impiegato per altre situazioni di crisi, quando si gioca di squadra si vince». «Nell’accordo – continua Palomba – verrà istituito un tavolo anticrisi che cercherà di salvaguardare anche le posizioni di disagio economico e lavorativo».

«Quella del Moi era una sfida e la scelta vincente è stato l’impegno congiunto tra istituzioni – commenta l’arcivescovo di Torino, monsignor Cesare NosigliaVincente è stato il metodo Agorà: programmare e discutere insieme in un percorso che tiene in conto ogni singola persona. Ho avuto occasione di incontrare le persone che abbiamo accolto in questi mesi, ho avuto modo di ascoltarli per non farli sentire soli e di portarli a sostenere a loro volta il progetto. Sin dall’inizio è deciso di non optare per lo sgombero forzato, ma di accompagnare le persone perché potessero comprendere il progetto».

E ora? Quale futuro per l’ex Moi?

«La struttura sarà messa in sicurezza e in autunno dovrebbe partire il cantiere. L’obiettivo è creare un mix tra social housing, studentati, alloggi temporanei, evitando in questo modo di creare ghetti – spiega il vicesindaco Sonia SchellinoLe persone erano pronte e contente di andarsene, ora avranno una collocazione e offerte lavorative».

Sette milioni di euro è l’investimento per liberare il Moi. Dal ministero dell’Interno sono arrivati 800mila euro, 500mila dalla Regione Piemonte e 4.800.000 euro dalla Compagnia di San Paolo. Una somma, quest’ultima, che non è stata ancora spesa del tutto e che verrà utilizzata per il percorso di ricollocamento e di inclusione degli occupanti.

Nelle ultime palazzine liberate, quelle aracione-grigie, abitavano 350 persone nordafricane.

Quella di oggi è l’ultima tappa di un progetto iniziato a novembre 2017, che ha portato alla ricollocazione dei migranti portato avanti da Prefettura, Questura e Comune di Torino insieme a Diocesi, Regione Piemonte e Compagnia di San Paolo.

«Come Movimento Cinque Stelle abbiamo dimostrato che la risposta a chi evoca le ruspe non è l’indifferenza, né un’opposizione ideologica, ma l’impegno. Un impegno che ci ha portato a fare squadra con le altre istituzioni e la società civile per trovare una soluzione umana, che rispetti la dignità delle persone e dia loro un futuro – evidenzia la capogruppo in Sala Rossa dei pentastellati, Valentina SgangaNon servono le belle parole, come a sinistra, se poi le sfide non si affrontano e non serve l’istigazione all’odio e alla disumanità verso i migranti, come a destra, se i problemi non si esaminano nella loro complessità. Con due anni di anticipo, centriamo uno degli obiettivi più difficili del nostro mandato: le palazzine sono finalmente libere e verranno restituite al quartiere nell’ambito di progetti di edilizia popolare e housing sociale».

Ricorda Appendino: «Dal 2016 quest’occupazione non era mai stata gestita. Oggi con un lavoro collegiale, senza l’utilizzo della forza, finalmente siamo riusciti a liberare le ultime palazzine, restituendo l’area alla cittadinanza. Questo è il modello Torino, che mette al centro le persone senza usare la forza. Parlare di sgombero è sbagliato è stata una liberazione, un successo per l’intera città».

Durante le operazioni c’era anche Fabrizio Ricca, assessore regionale della Lega: «Con un anno di anticipo abbiamo riconsegnato l’area alla città. Da quando Salvini è diventato Ministro – ha aggiunto Ricca – il Comune ha accettato l’accellerazione, tant’è che l’ultimo sgombero avrebbe dovuto essere a novembre e invece è stato oggi. Le persone verranno ricollocate dopo un passaggio preliminare nei centri di accoglienza e questo per noi è una garanzia un più».