Una pagina sul principale e antico quotidiano di Torino e il gioco è fatto. Monta così il mito della sindaca di Torino Chiara Appendino. “Giacca bianca di cotone e canotta di Peserico, gonna Vichy”, così la descrive la cronista che la segue come un’ombra per una giornata, mentre le parole vengono gettate qua e là, senza un’apparente costruzione logica, un tanto al chilo alla fiera dell’ovvio. Appendino, la sindaca più amata d’Italia da un sondaggio dell’autunno scorso, ha fama di essere una tosta alla fatica. Meno si sa se lo è alla fame. Ed è lei la prima a chiedersi se con una pizzetta arriverà a fine serata. Ci arriverà racconta la cronista. Stoica, dunque, ma con il sorriso che dispensa qua e là. Perché in dote, dalla campagna elettorale dello scorso anno, Chiara Appendino si è portata un sorriso che l’accompagna sempre. È il suo apripista ai ragionamenti. Come avrebbe detto Massimo Catalano in “Quelli della notte”, meglio una parola inutile preceduta da un sorriso, che una parola intelligente seguita dal niente. Sorride nell’incontro al mattino con il sindaco di Milano Beppe Sala alla presentazione del festival musicale MiTo e con lo stesso sorriso dà il calcio d’inizio della partita del cuore allo Juventus Stadium in serata che avrebbe voluto fare sua anche giocando.

Luminosa e raggiante, fa persino diventare simpatico il termine secchiona, che notoriamente un qualche fastidio ha sempre riservato ai comuni mortali sui banchi di scuola. Lei no: secchiona lo è stata con naturalezza, quasi per diritto divino. E se ha preso alla maturità classica 98 anziché 100 è per “colpa del tema di italiano”. Si è rifatta con il massimo dei voti alla Bocconi. Insomma, una “er più” che alla pratica, come gli è stato rinfacciato dai banchi dell’opposizione in Sala Rossa, privilegia il “curriculum”.

La Sala Rossa: Chiara Appendino la frequenta poco e quando la frequenta cala su di lei cala un’ombra di fastidio. Il viso raggiante e luminoso s’incupisce e gli occhi di Chiara Appendino cadono fissi sul display del telefonino, mentre le dita battono freneticamente sulla tastiera virtuale. A chi scriva, rimane un mistero. Che stia cercando di elaborare quell’antico lutto della prova d’italiano? Non le è andato meglio con il bilancio 2017. La Corte dei conti, bocciando i famosi “fuori bilancio” le ha rovinato più di una certezza con cui era cresciuta dalla laurea bocconiana. Rimandata a settembre. Non c’era abituata. Il curriculum non lo prevede.