Non è piacevole scoprire che chi combatte per difendere la libertà di un popolo, quello curdo in Siria, si ritrovi poi accusato di essere un soggetto pericoloso per la comunità in cui vive. Quanto è accaduto a cinque giovani sottoposti dalla Procura di Torino alla richiesta di sorveglianza speciale (in pratica, l’allontanamento dalla città con tutto ciò che ne consegue sul piano professionale e affettivo) merita una riflessione sulle incongruità di questo mondo, sempre più strano ed estraneo nel suo rovesciamento di valori.
Non è il caso di scomodare i massimi sistemi e fare ricorso a dotte citazioni per manifestare tutto il disappunto che cresce dinanzi alle ingiustizie. In questo caso, sono state sufficienti le immagini e le interviste televisive ai diretti interessati, a Davide Grasso, Fabrizio Maniero e Maria Edgarda Marcucci, che insieme a Paolo Andolina e Jacopo Bindi, sono destinatari del decreto giudiziario della magistratura inquirente che verrà discusso lunedì prossimo dal Tribunale di Torino. La Procura li ritiene socialmente pericolosi per aver dato sostegno ad organizzazione terroristiche, perché tali sono considerati le milizia arabo-curde, dall’Ypg (Yekineyen Parastina Gel), l’Unità di protezione popolare, all’esercito arabo siriano e a quello siriano libero, che combattono nel nord della Siria contro l’Isis. Guerra civile in cui gli Usa e i paesi Occidentali, Russia, Turchia e Stati mediorientali, in un guazzabuglio di credi e religioni, nel mezzo di instabili equilibri politici, hanno provveduto a dare il meglio di sé per rendere precaria, invivibile e condannare a morte l’esistenza di milioni di siriani.

Su questo scenario la Procura di Torino si rifà ad un articolo di legge di epoca fascista, che pur con alcune revisioni di periodo repubblicano, non ha del tutto smesso i lineamenti di matrice totalitaria. Forse, un’altra delle “buone cose del fascismo” cui alludeva di recente con sincera innocenza il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani.

Nulla di cui stupirsi, in fondo. Il potere mette sempre al bando utopisti, idealisti, chi è pronto a sacrificarsi per il valore supremo della libertà. Il nostro Risorgimento è fitto di figure definite dai sussidiari scolastici eroi, mentre nelle loro epoche venivano bollati come malandrini o briganti pericolosi. Accadde anche a Garibaldi, l’eroe dei Due mondi, costretto ad emigrare per rifarsi una verginità. I Savoia lo condannarono a morte per la sua adesione alla Giovane Italia del genovese Mazzini. E gli stessi Savoia con il generale dei bersaglieri Alfonso Lamarmora stroncarono nel sangue con un orribile bombardamento i moti di Genova del 1849 per impedire l’autonomia della Lanterna. Giuseppe Garibaldi divenne eroe poi per una stagione, quella dei Mille. Conquistata l’Italia ritornò scomodo al Potere.