Se fosse ancora in vita, Charles Aznavour, un grande della musica internazionale, francese d’origine armena, non avrebbe difficoltà  a convertire il suo famoso cavallo di battaglia  “Com’è triste Venezia soltanto un anno dopo…” in “Come è triste Torino…” e quello che segue. Cioè specchio fedele della caduta di una città in cui sembra vietato vivere, pensare e organizzare in grande.
L’opposto esatto della sua storia, dalla nascita dell’auto al cinema, dalla radio alla televisione. Ora, dopo annunci roboanti dal sapore infantile, si scopre che Torino è – al momento – tagliata fuori dalle Atp finals di tennis.

Soltanto una corsa contro il tempo, l’ennesima, in cui sono diventati specialisti Nostra Signora Appendino e i suoi seguaci del Movimento sociale Cinque stelle, potrà  salvare la città dall’ultima uscita di scena.

Adesso si spera nel miracolo Conte che per decreto dovrebbe assicurare i 78 milioni di euro di garanzia richiesti dagli organizzatori.
Nei giorni scorsi Paolo Bertolucci, icona del tennis italiano, vincitore con Panatta e Barazzutti giocatori, Nicola Pietrangeli capitano non giocatore, ha commentato: «Per l’Italia tennistica sarebbe stato un veicolo pubblicitario incredibile.  Di occasioni e opportunità ne stiamo perdendo a bizzeffe, questo mi dispiace per lo sport in generale e per l’immagine dell’Italia all’estero».
Per contrasto Nostra signora Appendino, sconcertata dell’ennesima figuraccia rimediata, ha cominciato a sgranare il suo rosario di intercessioni nella speranza di un recupero in extremis. Mister Conte, appunto. All’estero, intanto, si chiedono (non a torto) per quanto ancora si potrà credere a chi sa dire soltanto e sempre “no” a tutto e a tutti. E, in ultimo, a vivere.