I sondaggi elettorali appena aggiornati raccontano di un’onda azzurra in procinto di travolgere tutto il Piemonte con rare eccezioni. La coalizione di centro destra, infatti, si appresta a sbaragliare la concorrenza e a far man bassa di tutti – o quasi – i collegi uninominali. Tra le rare, possibili eccezioni c’è il collegio di Torino centro, dove il centrosinistra è in leggero vantaggio e potrebbe spuntarla.

Nonostante questo, o forse proprio per questo, i sismografi elettorali puntati sui salotti progressisti del centro, epicentro dell’intellighenzia della sinistra torinese, avevano rilevato nelle scorse settimane la voglia di votare Liberi e Uguali “per dare un segnale al Pd”. Tentazione che non ha mancato di scontrarsi con la paura di ripetere l’errore delle elezioni comunali, a tutto svantaggio di un candidato, Andrea Giorgis, che meno “targato Renzi” non si potrebbe.

Lo schema non sarebbe molto dissimile da quanto accadde alla comunali 2016. In LeU, a Torino, ha prevalso nelle candidature dei collegi centrali l’anima di Sinistra Italiana, rappresentata da due esponenti locali come Marco Grimaldi e Giorgio Airaudo. Diventa ogni giorno più chiaro che la campagna elettorale di Liberi e Uguali è condotta per far emergere la propria diversità dal Partito Democratico, trattato caricaturalmente come una qualsiasi forza di destra. Questa strategia, però, rischia di portare un risultato evidente: permettere cioè la vittoria della destra vera e non di quella immaginaria.

Alle Comunali la scelta di correre da soli fruttò a Torino in Comune appena il 3,5% dei voti e il rifiuto di pronunciarsi al ballottaggio per il centrosinistra (in molti casi dalle parti di Sinistra italiana arrivò un vero e proprio endorsement a Chiara Appendino) portò al successo il Movimento 5 Stelle. Stavolta rischia di portere al successo il centrodestra a trazione salviniana. Insomma, torna a sinistra il vecchio schema per cui in politica si odia di più chi ti è più vicino.

Il profilo di Andrea Giorgis, peraltro, è difficilmente discutibile anche da chi non subisce il fascino del Partito Democratico. Costituzionalista, teorico di una democrazia pluralista che abbia a cuore i principi di eguaglianza e giustizia sociale, è difficile vestirlo della caricatura che Liberi e Uguali cerca di fornire del Pd.

Per di più come spiegare una scelta simile quando al tempo stesso si auspica a parola un diverso rapporto con il PD dopo le elezioni? A chi può sfuggire che proprio una personalità come Giorgis potrebbe essere tra coloro capaci di garantire al meglio in parlamento una ripartenza plurale del centrosinistra?

Ecco spiegata quindi l’affannosa rincorsa di LeU a indicare diverse ragioni, tutte politiciste, a giustificazione di una scelta di voto “contro il PD” che lascia molti perplessi.

In democrazia ogni voto conta, ma ci sono voti che pesano più di altri.

E un voto che, in una competizione così tirata, ha l’effetto di eleggere Marco Francia (sostenuto da Berlusconi, Salvini e Meloni) o il grillino Paolo Turati, anch’egli con un passato in Forza Italia, è un voto che non può essere dato con leggerezza. Soprattutto se lo si chiede a vantaggio di chi oggi siede in maggioranza nella Regione del Presidente Chiamparino grazie ad una posizione blindata nel listino bloccato.

Ed è così che sempre più insistemente ricorre, negli ambienti della cultura schierata a sinistra, l’idea che almeno nel collegio che comprende Torino centro il voto possa essere dato al candidato della coalizione di centrosinistra: un voto alla persona, ma soprattutto un voto a quell’universo di cultura e valori tipico della sinistra torinese che è da Giorgis così ben rappresentato, indipendentemente da ogni caratterizzazione partitica.