Il Movimento Cinque Stelle di Torino con un comunicato stampa denunciano un presunto attacco sessista contro la sindaca del capoluogo piemontese Chiara Appendino, come avvenne per la prima cittadina di Roma Virginia Raggi.

Scrivono i pentastellati: «Ieri, nella giornata in cui la Sindaca Chiara Appendino e il Sindaco di Milano Giuseppe Sala hanno sottoscritto il “Manifesto per la comunicazione non ostile”, su un noto sito di informazione torinese usciva un pezzo con un titolo dall’evidente e inaccettabile livore sessista».

«In un momento – continuano i Cinque Stelle –  in cui l’attenzione delle istituzioni tutte è rivolta al contrasto delle discriminazioni e del linguaggio violento crediamo che non sia sufficiente una reprimenda da parte delle singole forze politiche. Per questo oggi, in sede di conferenza dei capigruppo, abbiamo chiesto a tutte le forze politiche di esprimersi come istituzione per stigmatizzare l’episodio. Ci auguriamo che nei prossimi giorni possa uscire un comunicato congiunto e che nessuno si tiri indietro sulla necessità di una ferma condanna».

La capogruppo in consiglio comunale Valentina Sganga conferma che c’è l’intenzione di chiedere ai capigruppo e ai consiglieri di «sottoscrivere un comunicato congiunto». Però, aggiunge Sganga: «dopo l’iniziale accordo di oggi in capigruppo qualcuno si è poi tirato indietro».

Il testo che doveva stigmatizzare il titolo inizialmente condiviso, evidenzia Sganga,aveva un carattere istituzionale e non meramente politico.

Spiega Valentina Sganga: “Mi auguro che nessuno si tiri indietro nello stigmatizzare un titolo sessista tanto abietto.

Per questo, dopo aver portato oggi la richiesta in conferenza dei capigruppo, in serata ho scritto a tutti i capigruppo del Consiglio Comunale di Torino affinché sottoscrivano un comunicato congiunto di biasimo, che potremo concordare nei termini e nella forma.
Ciò che conta, se davvero l’obiettivo condiviso è quello di combattere il livore sessista e discriminatorio imperrante nel linguaggio in questo momento storico, è che la condanna non sia relegata alla singola sensibilità personale. Credo sia l’istituzione a dover far sentire la propria voce.
È una questione politica, ma non di parte. Ci tocca tutti e tutti dovremmo preoccuparci”.

La replica del direttore  del sito, arriva attraverso una dichiarazione rilasciata all’ANSA: «Lungi da noi voler utilizzare frasi o espressioni sessiste – sostiene il direttore – era un calembour, come sempre usiamo nei nostri titoli. A volte ci vengono bene, altre magari meno, ma ci sembra esagerato essere messi in croce per un titolo. Per essere nato da un comico, mi sembra che il Movimento abbia poco senso dell’ironia. Mi stupisco si erga a moralizzatore, visto certi attacchi agli avversari politici».