Sergio Chiamparino ha dato la sua disponibilità per guida del Partito Democratico. «Candidarmi a segretario? Perché no? Io una mano la posso dare», dice il presidente della Regione Piemonte.

«Io spero – ha aggiunto – che Renzi voglia gestire questa situazione in maniera collegiale. Magari anche congelando le sue dimissioni. Dobbiamo decidere insieme che posizione prendere. Non ci dobbiamo sottrarre alle responsabilità ma non dobbiamo neanche andare a togliere le castagne dal fuoco agli altri. Sono i vincitori che devono fare una proposta. Poi valuteremo».

Continua Chiamparino: «Io credo sia giusto far pronunciare la base, se ci sono proposte concrete». «È chiaro che quello che è avvenuto significa che una parte consistente dei cittadini ha chiesto un cambiamento della classe dirigente, ha portato avanti la domanda di una società chiusa e sovranista e non è solo un voto di protesta ma di cambiamento che coinvolge la sinistra, incapace di dare una narrazione di valori di una società aperta. Noi siamo stati carenti e la gente è andata da un’altra parte», sostiene ancora Sergio Chiamparino, che uscendo dai cancelli dell’Embraco di Riva di Chieri dove ha incontrato in assemblea i lavoratori insieme al ministro per lo Sviluppo Economico, Carlo Calenda ha ripreso il discorso con i giornalisti.

Sono disposto a dare una mano. Non però a sgomitare, non ho più l’età per farlo.

«Sono disposto a dare una mano. Non però a sgomitare, non ho più l’età per farlo. E sono d’accordo sulle dimissioni di Renzi da segretario avendo io chiesto l’azzeramento dei vertici perché quando si prende una batosta del genere, la più pesante del partito dal dopoguerra, un pezzo di responsabilità ce l’hanno tutti i vertici a cominciare dal sottoscritto».

«La fase politica che stiamo vivendo è estremamente delicata perché si devono formare i vertici delle due Camere e capire cosa potrà fare Mattarella. Ribadisco, serve una gestione unitaria e il più possibile collegiale del Pd, nessuno deve sentirsi solo». «C’è una domanda di cambiamento – ha concluso il presidente della Regione Piemonte – a cui vanno trovate risposte anche se non è detto che le domande di cambiamento siano sempre positive. La storia è piena di domande di cambiamento finite in tragedie».