La nostra Wallis Simpson La Sganga, arruffapopoli in Consiglio comunale del Movimento sociale Cinquestelle, ha postato su Facebook una mirabile discettazione da storica di risulta su ciò che fu la marcia dei 40 mila a Torino il 14 ottobre del 1980 durante la vertenza Fiat e gli effetti che vi potrebbero essere in chiave Si Tav.

Da coscienziosa studiosa ha citato le sue fonti, prima fra tutte la testimonianza di suo padre all’epoca sindacalista (non se ne conosce però la sigla, né il ruolo). Che cosa dice in sostanza la consigliera grillina?

In ordine:

1) che quei tempi erano violenti;

2) che non si può trasformare la Tav in terreno di scontro;

3) che il loro (dei grillini) torto è soltanto quello di voler realizzare un programma politico votato a maggioranza.
Questioni serie che meritano di non essere sbertucciate, insomma.

Cominciano dal fondo:

3) il Movimento sociale Cinquestelle non ha ottenuto la maggioranza dei voti, ma soltanto il 30 per cento, al pari del Pd; la vittoria dell’Appendino al ballottaggio ha dato poi ai grillini la maggioranza dei consiglieri in Sala Rossa per via della legge elettorale; ma il voto a uno dei due candidati non equivale a sposarne interamente il programma, soprattutto se nella competizione prende il sopravvento l’avversione verso uno dei due, nella fattispecie mister simpatia Fassino;

2) anni e anni di guerriglia contro il cantiere di Chiomonte da parte dei No Tav, guerriglia perseguita con più sentenze dalla magistratura, dovrebbero indurre La Sganga a una maggiore prudenza su chi si accusa di voler trasformare il confronto in un pericoloso terreno di scontro violento;

1) è vero, gli anni Ottanta e prima ancora gli anni Settanta sono stati di piombo per il terrorismo incalzante che ammazzava, feriva, distruggeva e incendiava. Ma il Movimento operaio (non sociale) seppe fare argine e scudo con un tributo rilevante di vittime in cui emerse la dirittura morale di Guido Rossa, il sindacalista della Cgil di Genova ucciso dalle Brigate Rosse.

E i 35 giorni di lotta alla Fiat, pur spietati nella loro accesa e radicale contrapposizione, non concessero spazio all’eversione.

Sbaglia La Sganga a fare di tutta un erba un fascio. Come hanno sbagliato quanti, che nell’ansia di accaparrarsi un titolo di giornale, hanno evocato un episodio così lontano nel tempo, da prestarsi a facili equivoci e a strumentali ambiguità.
Nell’ottobre del 1980 chi lottava davanti ai cancelli per non cedere ai ricatti della Fiat aveva una sola priorità: difendere l’occupazione dalle 24 mila richieste di cassa integrazione.

Chi scese in strada per ritornare in fabbrica paradossalmente testimoniava la stessa cosa, anche se finì per uccidere il dissenso.
Wallis Simpson La Sganga crede che con i suoi no a ripetizione di battersi per l’occupazione in nome del democratico dissenso?