La prendiamo alla lontana. È imbarazzante dover ammettere l’influenza del Comico del Movimento sociale Cinquestelle su titoli e corsivi. E quest’ultimo è tutta farina del suo sacco, non lo si può negare. Del resto, la sua capacità analitica nell’analizzare le situazioni e tradurle con un semplice “vaffa” è diventata un must che il mondo ci invidia. Ma, nonostante questi universali attestati di stima, è l’unico cervello italiota che non va in fuga all’estero. Il comico preferisce pedalare lungo la penisola, stare nel gruppone, salvo cercare qualche sortita in avanti o per un traguardo volante o, da buon grimpeur, per conquistare i punti del Gran Premio della Montagna. Del resto, noi italiani non abbiamo rivali nel vivere sempre in salita. E lui in questo, nell’ultimo  decennio almeno, ha dato agli italiani una robusta manona.

Eppure, nell’affaire Appendino-Pasquaretta, se spulciamo le sue recenti dichiarazioni, il Comico – da qui il corsivo – si è rivelato ancora una volta mirabile profeta. Ricordate il titolo sullo sturare i cessi? Con stile finissimo aveva dettato al Quotidiano “fatto” che il grillismo non è deputato a quell’operazione, poiché nei suoi orizzonti è destinato a ben altre e alte funzioni. Prettamente fisiologiche, si è dedotto, e quindi più ad intasarli, appunto, i cessi. Sbagliato! Con un po’ di fantasia, la riflessione del Comico, l’illuminato dalla Lanterna genovese, doveva portare tutti noi ad un’altra quanto suggestiva conclusione: il Movimento ha scambiato cessi per cerchi, entrambi magici, sia chiaro, ma dai risultati diversi, a ben vedere quanto sono costati alle gemelle del flop, le sindachesse d’Italia Nostra Signora Appendino o Lady gagà Raggi, due che hanno compreso al volo come si scelgono i collaboratori.

Negli articoli individuati per formare qualcosa di magico…, poi, Nostra Signora Appendino, collezionista di avvisi di garanzia per non poter non sapere (come accadde a Cesare Romiti, durante Tangentopoli nel 1993), si è rivelata addirittura insuperabile, come una famosa marca di tonni. Le sue prime scelte, almeno, a differenza di quelle romane, secondo la Procura di Torino, non hanno certamente deluso per la loro vicinanza al popolo – che il Movimento mette sopra a tutto – nel violare il codice penale. In ordine di comparizione (a palazzo di Giustizia) il primo è stato tal Paolo Giordana, ex capo di gabinetto (non ridete, né sprecatevi in battute scontate), scivolato sulla più classica buccia di banana all’italiana, peccatuccio veniale: la richiesta di annullamento di una multa Gtt a favore di un amico (poche decine di euro). L’altro, ex capo ufficio stampa del Comune di Torino), personaggio tra i più amati dagli animalisti per il suo famoso nickname “Pitbull”, è Ringhietto Luca Pasquaretta. Giornalista di rara gentilezza con i colleghi, ma rara davvero, si è dilettato con “una pocum”, consulenza per il Salone Libro, che gli ha procurato insieme a 5 mila euro (poi restituiti)  anche l’interesse dei magistrati torinesi, di cui racconta nel dettaglio Andrea Doi.

Ora quanto di “magico” abbia raccolto Nostra Signora Appendino lo si misura di giorno in giorno. Chissà che non lo capisca anche il Comico e provveda di conseguenza. Sturare i cessi rimane pur sempre una nobile necessità, soprattutto se non si vuole essere sommersi da ciò che per quanto faccia nascere i fiori, come cantava De André, procura ancora un notevole imbarazzo all’olfatto, alla vista e, in ultimo, ma non meno importante, all’igiene, politico.