Nel centenario della sua nascita, avvenuta a Roma il 14 gennaio 1919, è comparsa nelle librerie, una lunga biografia di Giulio Andreotti. Ne è autore il politologo, ed editorialista del Corriere della Sera, Massimo Franco.

Il libro intitolato “C’era una volta Andreotti” (editore Solferino), racconta la vita di quello che indubbiamente è stato, per quasi settanta anni, uno dei maggiori protagonisti della politica italiana. Dall’elezione all’Assemblea costituente, nel 1946, ad appena 27 anni, fino alla morte  a 94 anni, nel maggio 2013, Andreotti ha recitato una parte di primo piano sul palcoscenico pubblico.

Sette volte presidente del Consiglio, con le più disparate  formule politiche; ministro, con molteplici incarichi, in quasi tutti i governi dagli anni Cinquanta agli anni Ottanta; eterno ed inossidabile volto dell’Italia democristiana. Uomo della Prima repubblica, tra caminetti, vertici e rimpasti; convinto sostenitore della centralità del Parlamento e, più in generale, della politica come suprema arte del possibile, tra mille alchimie e compromessi.

Parecchie le pagine oscure, a cominciare dai rapporti con una serie di personaggi: da Michele Sindona a Licio Gelli, a Salvo Lima, alquanto discussi e discutibili. Poi, nel 1993, dopo che l’anno precedente aveva accarezzato l’ascesa al Quirinale, l’accusa di concorso esterno in associazione di tipo mafiosa e una lunga vicenda processuale, conclusa con un’assoluzione e una prescrizione fino al 1980. Un esito tra luci ed ombre, come, per molti versi, è stato l’intero percorso andreottiano.

Leader politico con forti legami con il Vaticano, esponente della Dc più moderata e  conservatrice, eppure eclettico al punto da guidare un governo grazie all’astensione dei comunisti. Assertore di una governabilità basata sui piccoli passi, quasi come metodo di sopravvivenza politica; scettico e disilluso sulle grandi visioni politiche che pure non gli mancavano, ad iniziare dalla sua netta convinzione europeista. Così come fu sempre attento agli equilibri internazionali, puntando su un rapporto privilegiato con i Paesi del Mediterraneo e in particolare con il mondo arabo.

Questa biografia ci permette, insomma, di conoscere un po’ meglio  l’uomo politico che, più di tutti, è stato considerato un po’ la quintessenza del potere nel nostro Paese.