Nonostante il suo reddito da un anno sia raddoppiato la deputata grillina Celeste D’Arrando continua a vivere in una casa popolare a Torino pagando come quando non era parlamentare. Questa è l’accusa secondo un articolo apparso in rete (su un quotidiano online torinese, Lo Spiffero), alla quale la D’Arrando ha successivamente chiarito.

Secondo il sito l’esponente del Movimento Cinque Stelle di Collegno, infatti, pagherebbe un canone d’affitto di 155 euro, per un appartamento in cui vive con la madre.

Eppure l’Agenzia della casa, che avrebbe comunque deciso di aumentare la richiesta, avrebbe diffidato la D’Arrando, capogruppo in Commissione Sanità, per non aver informato l’ente di aver mutuato la situazione del suo reddito, che è rimasto fermo a 7.500, quando invece ora sarebbe di oltre le 13 mila euro. L’Atc, quindi, chiede gli arretrati di due anni.

Sulla vicenda ha parlato anche Silvia Fregolent del Partito Democratico, che ha chiesto un intervento della sindaca di Torino Chiara Appendino

«Se questa storia venisse confermata – dice Fregolent – si tratterebbe di un fatto gravissimo non solo penalmente ma anche eticamente. Siamo di fronte ad una “portavoce” dei cittadini, la stessa che recentemente si è addirittura vantata di aver schedato per orientamento politico e su indicazione del Ministro Grillo i componenti del Consiglio Superiore della Sanità, ma che si è però ‘dimenticata’ di aggiornare il proprio reddito per pagare meno affitto in una casa popolare gestita dal comune di Torino ricevendo per questo soltanto una multa. E tutto accade nel silenzio assoluto del sindaco Chiara Appendino che qualche mese fa non riuscì però a trovare un alloggio ad una coppia con tre figli piccoli che vivevano in una auto».

AGGIORNAMENTO DELLE 16.50

La deputata Celeste D’Arrando ha chiarito, via nota stampa, quanto segue:

“In merito all’articolo apparso oggi, 21/01/2019 sulla testata online Lo Spiffero, dal titolo: “Casa popolare alla deputata grillina, non ha segnalato il super reddito”, a firma di Oscar Serra, voglio precisare che sia il titolo che il contenuto dell’articolo sono inesatti e fuorvianti per il lettore, nonché lesivi della mia persona. Nel dicembre del 2015 lavoravo per una società di call center e sono passata dal ruolo di operatrice a quello di formatrice, con una variazione contrattuale che da Co.co.co., mi ha vista passare alla tipologia tempo indeterminato, guadagnando così “l’esorbitante” cifra di 900 euro netti che mi farebbero quindi percepire un “super reddito”, come da voi scritto. Trattandosi di una variazione minima, non l’ho comunicata all’Agenzia Territoriale per la Casa del Piemonte Centrale, anche perché nel 2016 sono stati comunque presentati il Cud e l’Isee, che ricordiamo, accerta il reddito anagrafico del nucleo famigliare – in questo caso composto da mia madre, mia sorella e me – fino a quando non troverò un altro alloggio, che sto già cercando ogni volta che posso tornare a Collegno da quando sono stata eletta 10 mesi fa”, spiega D’Arrando. “Vorrei inoltre specificare che ogni due anni l’Atc esegue un censimento socio-economico dei nuclei assegnatari delle case popolari per verificare se esistono ancora i requisiti per la permanenza nell’alloggio e per aggiornare i canoni di locazione. Censimento che abbiamo regolarmente fatto nel 2016 e che aspettavamo di fare anche nel 2018, proprio per comunicare anche la mia variazione di reddito in virtù del mio ruolo di PortaVoce del MoVimento 5 Stelle alla Camera dei deputati dopo le elezioni del 4 marzo 2018. Censimento che però non è stato ancora effettuato dall’Agenzia. Ovviamente verranno saldati gli arretrati, che equivalgono a circa 1000 euro per due anni, a causa dei miei 900 euro di stipendio percepiti dal 2015”