«Noi su Cavallerizza ci abbiamo messo la faccia», così la sindaca Chiara Appendino conclude il suo intervento in Sala Rossa, prima di votare la mozione sulle “Linee guida per la redazione del Pur (Piano unitario di Riqualificazione) per la Cavallerizza Reale”. Una mozione firmata da Damiano Carretto, Viviana Ferrero e Daniela Albano. Insomma, quelli che sono stati ribattezzati come “i dissidenti”, i duri e puri del gruppo consiliare M5s, il cui cedimento potrebbe compromettere la maggioranza che ha già subito tre defezioni.

Dunque guai ad alzarsi dal posto, neanche per andare in bagno: basta poco e cade il numero legale.

E così è anche per salvare la faccia del Movimento Cinque Stelle che la sindaca ha votato si alla mozione, permettendo di fatto l’approvazione di un atto che impegna lei e la giunta a garantire un utilizzo civico pubblico e collettivo della Cavallerizza evitando residenze private, uffici, parcheggi e proseguendo invece sulla linea del modello indicato dagli occupanti dell’Assemblea 14.45.

«Un atto che non condivide» precisa il capogruppo Pd Stefano Lo Russo che a nome del suo partito ha espresso la contrarietà a «un’iniziativa senza coerenza alcuna con il progetto della Cavallerizza».

Che la questione fosse di vitale importanza per il futuro della maggioranza e del governo Appendino più che di tutto il resto se ne è accorto anche il consigliere di minoranza Francesco Tresso che definisce la questione «Una diatriba tutta interna alla maggioranza. E’ evidente la mancanza di una visione politica, di un progetto. Ci voleva un’idea forte ma avete speso quattro anni a difendere gli occupanti nell’ottica di costruire un percorso sui beni comuni che non aveva nulla a che vedere con quel compendio. Nel nulla progettuale, arriva l’interesse della Compagnia di San Paolo. Adesso serve interlocuzione, non un atteggiamento passivo».

E così mentre i firmatari insistono sull’importanza del valore di bene pubblico della Cavallerizza Appendino tenta di accontentare tutti, per non scontentare nessuno. Un colpo al cerchio e uno alla botte: «Quel bene va restituito alla collettività. Su linee guida ben precise che noi stiamo già attuando. Più precisamente: avere la maggior parte possibile di quota parte pubblica, operando nell’ambito delle risorse che abbiamo. Con la sperimentazione dei beni comuni, un ottimo lavoro svolto sul Regolamento che vedrà la prima sperimentazione nel Cortile delle Guardie. Un percorso non semplice per l’Amministrazione e per i soggetti coinvolti, ma elemento importante che ci permetterà di ragionare sui futuri sviluppi del Regolamento dei beni comuni. Farlo su un bene Unesco ci dà maggiore responsabilità. Un terzo punto riguarda il tentativo di coinvolgere altre istituzioni pubbliche. La restituzione di questo spazio deve passare attraverso uno sforzo congiunto di tutta una serie di soggetti che fanno parte della città», spiega la sindaca.