La sindaca di Torino, Chiara Appendino, è stata ascoltata dal procuratore aggiunto Enrica Gabetta sull’inchiesta, coordinata dal pubblico ministero Gianfranco Colace relativa alla consulenza di Luca Pasquaretta per il Salone del Libro 2017.

Appendino si è presentata ieri in Procura come persona informata dei fatti in relazione al lavoro svolto dal suo portavoce e capoufficio stampa, accusato di peculato in concorso con Mario Montalcini, vicepresidente della Fondazione del Salone del Libro all’epoca dei fatti. Una consulenza per 80 ore di lavoro in quindici giorni, dal 16 al 31 maggio 2017, pagata per una somma di cinque mila euro, restituiti da Pasquaretta dopo che la vicenda è venuta alla luce.

Secondo la Procura di Torino quella prestazione fu inesistente, visto che nello stesso periodo il portavoce di Appendino avrebbe timbrato il cartellino di presenze in Comune per circa 160 ore (in alcune giornate avrebbe lavorato a Palazzo di Città per 13 ore).

Nell’ufficio del pm Appendino ha risposto alle domande per più di un’ora e mezza, per ricostruire, per quello di cui è a conoscenza, come si è arrivati ad affidare a Luca Pasquaretta la consulenza. Il portavoce dopo aver ricevuto l’avviso di garanzia, il 6 luglio scorso, aveva dichiarato di essere tranquillo:«Ho lavorato pancia a terra senza risparmiarmi. Lo dirò al magistrato nella speranza di chiarire la mia posizione». Ora però a chiarire davanti ai magistrati è stata la sindaca.