Usa, più o meno, le stesse parole utilizzate da altri in riferimento a quanto fatto per il Salone del Libro edizione 2017: «Ho lavorato pancia a terra». Così in serata Luca Pasquaretta, portavoce della sindaca di Torino Chiara Appendino commenta la sua iscrizione al registro degli indagati da parte del pubblico ministero Gianfranco Colace.

La sua consulenza da cinque mila euro per 80 ore di lavoro è oggetto d’inchiesta: l’accusa è di concorso in peculato, insieme a Mario Montalcini, vicepresidente operativo della Fondazione all’epoca dei fatti contestati. Ed è proprio Montalcini che affermò che il portavoce aveva lavorato “a testa bassa”.

Pasquaretta, che nel pomeriggio affermava di non aver ricevuto nessun avviso, poche ore dopo spiega: «Ho ricevuto un avviso di garanzia per il Salone del Libro 2017 nell’ambito del quale ho prestato la mia consulenza».

Continua il capoufficio della prima cittadina: «Ho lavorato pancia a terra senza risparmiarmi. Lo dirò al magistrato nella speranza di chiarire la mia posizione».

Dunque nessuna lettera di dimissioni, come invece fece il capo di gabinetto Paolo Giordana, che quando venne resa pubblica la sua telefonata a Walter Ceresa, in cui chiedeva all’ad di Gtt se fosse possibile togliere una multa ad un suo amico, lasciò l’incarico quattro ore dopo. E allora Giordana non era ancora indagato per quella vicenda (lo sarò poi in seguito).

Per Pasquaretta, che ha ridato indietro i cinque mila euro, è il secondo avviso di garanzia. Infatti il portavoce  a gennaio ne aveva ricevuto un altro per la serata della finale di Champions League tra Juventus e Real Madrid terminata con più di 1500 feriti, tra cui anche Erika Poiletti, la 38enne deceduta dieci giorni dopo a causa dei traumi riportati.

Il portavoce però, a differenza della sindaca di altri 14 indagati, è finito al centro dell’inchiesta per Parco Dora, dove era stato montato un secondo maxi schermo per proiettare la partita. Un evento secondario che si è concluso senza alcun tipo di incidente e con scarso afflusso di pubblico, ma che non sarebbe stato autorizzato da alcun atto amministrativo