Le tombe teutoniche sono vuote. Nemmeno un anellino dei resti delle nobili dell’800 che avrebbero dovuto ospitare. Insomma un ennesima bufala.

Per l’atteso evento, momento clou dell’inchiesta aperta dal Vaticano sul caso Orlandi, dopo anni di appelli e mobilitazioni del comitati guidati dal fratello Pietro, sono stati coinvolti esperti, periti medici, avvocati e un nugolo di giornalisti, insieme ad autorevoli porporati.

Tutti insieme per scoprire se proprio nella tomba indicata da un angelo vi sarebbero potuti essere i resti della povera Emanuela Orlandi, la quindicenne, figlia di un messo pontificio, sparita nel nulla nel 1983 dopo una lezione di flauto a Sant’Apollinaire.

Il tutto parte da una misteriosa lettera anonima che vedeva nella tomba del cimitero teutonico, su cui qualcuno avrebbe posato periodicamente anche dei fiori, un possibile luogo che avrebbe potuto ospitare i resti della povera Emanuela. Ma come detto si è trattato di uno dei tanti buchi nell’acqua, come era già avvenuto per le altre tombe e luoghi di recente indicati.

E ora come andrà avanti l’inchiesta vaticana che aveva alimentato qualche speranza e anche entusiasmi dopo anni di silenzi e chiusure da Oltretevere?

Si procederà ascoltando qualche porporato, o qualche personaggio sospettato di essere coinvolto (se ancora vivo) nella vicenda? Certo sarebbe anche interessante scoprire chi è l’autore senza volto e nome della misteriosa missiva. Scoprire chi avrebbe interesse a questo genere di iniziative che, per quanto fallimentari, incontrano sempre un grandioso interesse mediatico.

Qualche voce e indiscrezione è girata in tal senso, per quella che potrebbe essere una provocazione, una vendetta o un passo interessato ad allontanare la verità. Di certo un quadro ambiguo. Infatti, come ci eravamo domandati su Nuova Società due mesi fa: “Chi aprirebbe una inchiesta sulla propria cantina sapendo che dentro c è un cadavere che solo il proprietario avrebbe potuto mettere o lasciar mettere?”

Dopo tutto in Vaticano della quindicenne scomparsa non si è mai potuto parlare per decenni. Era un argomento vietato e nei suoi uffici non era tollerata nemmeno una immaginetta sulla scrivania della ragazza con la fascetta..

Certo le legittime e comprensibili speranze dei parenti e del fratello Pietro, di ritrovare i resti della ragazza scomparsa su cui pregare, devono ora fare i conti con questa ulteriore delusione. Un dato che rende sempre più lontana la ricerca della verità che troppi non vogliono più cercare per trasformare definitivamente il caso Orlandi nell’ennesimo avventuroso cold case, senza soluzione e con tante ipotesi e interrogativi, come per tanti misteri italiani, restati tali.

In ogni caso la tomba teutonica vuota non cancellerà la voglia di lottare e mobilitarsi anche dopo 35 anni per avere verità e giustizia portata avanti dai comitati per Emanuela Orlandi, Certo sarà sempre più dura e la strada giusta più che nelle tombe e nelle lettere anonime potrebbe essere ben presente in qualche canuto personaggio in tonaca o meno che certamente ha visto e che potrebbe avere un pietoso scrupolo di coscienza per far emergere una verità che nonostante un quadro composito di protagonisti e responsabili individuati in lunghe indagini non riesce ancora a trovare il bandolo della intricata matassa.

Tra i maggiori critici di queste aperture di tombe c’è il fotografo e autore di un memoriale Marco Fassoni Accetti, reo confesso e ex indagato sul caso Orlandi, che in una recente lettera aperta pubblicata dal gruppo giornalismo investigativo di Fabrizio Peronaci ha affermato, senza mezzi termini, che si tratta di operazioni per sviare le responsabilità del Vaticano, come quando si ipotizzo anche come possibile luogo dei resti della Orlandi  la discussa tomba del boss della Banda della Magliana Renatino De Pedis, seppellito nella chiesa di Sant’Apollinaire.