di Moreno D’Angelo

Abbiamo posto alcune domande all’autore de “Il Ganglio” Fabrizio Peronaci. Giornalista del Corriere della Sera da anni impegnato nella ricerca della verità sul caso Emanuela Orlandi. La ragazza scomparsa 31 anni fa nell’ambito di una faida interna al Vaticano. E le sorprese non mancano.

Peronaci, la copertina de “Il Ganglio” è a effetto: il cupolone di San Pietro rovesciato. Cosa vuol dire?

A prima vista potrebbe sembrare provocatoria, ma non è così. Anzi. Io in questa scelta grafica leggo una valenza positiva e di speranza. Penso che l’art director della Fandango abbia colto bene lo spirito che anima il nuovo pontificato di papa Francesco, che in poco più di un anno ha ribaltato le vecchie logiche di potere e competizione interne, per far tornare la Chiesa alla sua missione originale, di grande spontaneità, misericordia e dialogo con i credenti.

Cos’è il Ganglio?

Per Ganglio si intende quel gruppo di laici e tonache dissidenti che a lungo si fronteggiò con una fazione rivale. L’attività di queste oscure entità è stata la negazione dei basilari principi cristiani, in quanto portò a capovolgere, appunto, le fondamenta sulle quali è stata costruita la basilica sormontata dalla cupola michelangiolesca, madre della cristianità.

Cos’ha motivato questa indagine tanto determinata? Si tratta, infatti, di un libro-dossier in grado di apportare elementi utili alla verità, processuale e storica.

I cold case attirano da sempre schiere di depistatori, millantatori, psicopatici. Anche nel caso Orlandi è successo, ma qui esiste una peculiarità: dietro la tragica vicenda personale e famigliare, si stagliano piuttosto nitidi accadimenti di portata storica, come quelli avvenuti negli anni precedenti il crollo del muro di Berlino. Il mio interesse, oltre che da una istintiva solidarietà alla famiglia, è nato anche da questa considerazione.

Chi è e cosa ha detto di nuovo il misterioso Accetti? L’uomo del flauto, delle telefonate e anche di dichiarazioni contraddittorie. Cosa lo ha mosso a comunicare?

Si tratta di un personaggio figlio di quell’epoca di tensioni politiche ed estremismi. Cresciuto in ambienti cattolici, collegiale in uno dei più esclusivi istituti religiosi di Roma, maturò un forte anticlericalismo che manifesta tuttora. La sua propensione artistica e creativa potrebbe essere tornata utile a chi aveva interesse a utilizzarlo per realizzare foto o filmati a fini di dossieraggio, ma poi, quando nel 1980 a Roma cominciarono ad arrivare voci su un imminente attentato al Papa, questo gruppo che io chiamo Ganglio si sarebbe, a suo dire, macchiato di ben più gravi responsabilità.

Nel libro si parla di una specie di supporto logistico ad Agca.

Esatto. Marco Fassoni Accetti ha messo a verbale di essere stato colui che prenotò gli alberghi del terrorista turco. L’Archimede e lo Ymca per due precedenti sopralluoghi, e la pensione Isa in Prati, nel maggio 1981, dalla quale usci il pomeriggio del 13 per compiere l’attentato. Va precisato tuttavia che il Ganglio, sostiene il supertestimone, entrò nella vicenda con il fine di appoggiare soltanto un’azione dimostrativa, alcuni spari in aria, con l’intento di indebolire il papa polacco, mentre il Lupo grigio sarebbe andato oltre, colpendo Wojtyla per ucciderlo.

Arriviamo ai sequestri Orlandi-Gregori. La pista bulgara, una strana porta che si apre e si richiude, sarebbe stato il movente? Cosa c è di vero, dopo trent’anni?

La spiegazione è in questi termini: le ragazze sarebbero state sequestrate per indurre Agca a rimangiarsi le accuse contro il mondo dell’Est, Bulgaria ma soprattutto Mosca, come mandante dell’attentato al papa. Non dimentichiamo che in quel periodo il mondo era sull’orlo di una terza guerra mondiale. I sequestratori, questo gruppo di matrice franco-lituana favorevole al dialogo tra Santa Sede e regimi comunisti, in realtà non avevano interesse alla liberazione di Agca, ma solo che lui credesse alla promessa che Vaticano e Italia si sarebbero attivati per la sua scarcerazione, in cambio della ritrattazione. La vera partita era sul versante della politica estera. E non deve essere stato un caso se effettivamente, sei giorni dopo la scomparsa di Emanuela, Agca iniziò a ritirare le sue accuse ai bulgari, demolendo la pista tanto faticosamente costruita dal giudice Martella.

Anche in tempi non lontani il Vaticano si è reso protagonista di strani regolamenti di conti interni, e non si tratta solo di guardie svizzere. Il clima è oggi veramente cambiato dai tempi di Marcinkus e del delitto Calvi?

Marco Fassoni Accetti sostiene che le pressioni della sua fazione terminarono a fine anni Novanta. Di certo il vento nuovo portato da papa Francesco, nell’ultimo anno, ha prodotto grandi cambiamenti nel senso della moralità e della trasparenza, e altrettante aspettative nel popolo dei fedeli. Una sua parola potrebbe chiudere per sempre, con una verità tanto attesa dalle famiglie coinvolte, il tempo degli intrighi e dei complotti all’ombra del Cupolone. E non si può escludere che questo momento sia vicinissimo: Bergoglio è un pontefice, lo ha già dimostrato, dotato di grande empatia con il comune sentire e capace di decisioni rapide e sorprendenti.

Fabrizio Peronaci, laureato in Scienze politiche, lavora al Corriere della Sera, nella sede di Roma, dove si occupa di cronaca nera da oltre vent’anni. Ha seguito, da cronista e poi come responsabile del settore, i principali gialli della capitale. In precedenza ha lavorato al Messaggero e a L’Europeo. Ha scritto con Pietro Orlandi “Mia sorella Emanuela” (Edizioni Anordest, 2012, prefazioni di don Ciotti e Walter Veltroni). Ha deciso di fare il giornalista dopo aver letto al liceo la prima strofa di una poesia di Pier Paolo Pasolini. Si ostina a ritenere che un’informazione libera sia bene prezioso e insostituibile di una democrazia.

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