Nonostante le voci di unanime sdegno levatesi da (quasi) tutto l’arco istituzionale, non si placano le polemiche dopo l’applauso del Sindacato Autonomo di Polizia Sap agli agenti condannati per l’omicidio di Federico Aldrovandi.
Sui social network, in particolare, il clima attorno all’episodio è rovente: su Twitter gli hashtag #Aldrovandi e #noinonapplaudiamo compaiono da questa mattina tra le tendenze del giorno in Italia (i cosiddetti Trending Topic, ovvero le parole col cancelletto davanti più utilizzate dagli utenti).
Alla rabbia si affiancano però anche la solidarietà e la vicinanza alla famiglia di Federico, in particolare alla madre Patrizia Moretti che tramite i propri account dei social network è stata tra le primissime persone a denunciare il pessimo gesto del Sap.
Tra le prese di posizione più forti spiccano le parole di Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, anch’egli morto nel 2009 in circostanze mai del tutto chiarite che vedevano coinvolti uomini delle forze dell’ordine (anche se in primo grado sono stati condannati solo i medici dell’ospedale Sandro Pertini). Da allora Ilaria, così come la famiglia Aldrovandi, si è sempre battuta in prima linea per la verità sulla morte del fratello e in più occasioni si è schierata al fianco di Patrizia Moretti (la mamma di Federico) o ha partecipato con lei a manifestazioni.
Dopo gli applausi ai quattro agenti responsabili della morte di Aldrovandi, Ilaria Cucchi ha scritto parole di fuoco tramite il proprio blog sull’Huffington Post, che titola a chiare lettere: «Siamo in guerra con la polizia». Nell’articolo si unisce ovviamente allo sdegno unanime per l’accaduto ma in merito alle dichiarazioni del premier Matteo Renzi e di vari ministri spiega che «non risolvono il problema. Lo Stato da anni si sta scusando con la famiglia Aldrovandi e da anni, dopo l’uccisione di Federico essa subisce sconsiderati attacchi da uomini di Stato».
E rispetto alle tante prese di parola che tra ieri e oggi hanno parlato di un gesto isolato che offende l’immagine delle forze dell’ordine italiane ha aggiunto che «occorre smettere di parlare di mele marce. Occorre smettere di essere ipocriti. Quegli applausi e quelle solidarietà esprimono una reale identificazione nei carnefici ed una vera e propria ostilità per le vittime. Siamo in guerra. Loro si sentono in guerra. Da una parte loro è dall’altra noi, normali cittadini che rivendicano verità e giustizia per i propri morti. Ed anche quando queste vengono raggiunte ecco che la polizia solidarizza con i pregiudicati».

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