Mimmo Carretta, segretario provinciale del Partito Democratico vive due stati d’animo. Il primo di delusione per quanto accaduto a livello nazionale ai Dem, il secondo totalmente diverso. Una grande soddisfazione per quanto avvenuto a Torino, dove a differenza del resto del Paese il Pd cresce anche rispetto ai risultati delle scorse amministrative.

Carretta, Torino diventa è un caso?

Partiamo dai numeri. A livello nazionale la sconfitta del Partito Democratico è da considerarsi epocale. È andata peggio di ogni previsione. Al contrario il dato che registriamo qua a Torino ci vede il primo partito della città. Dietro di noi il centro destra e il Movimento Cinque Stelle terzo. Registriamo risultati importanti anche nei collegi uninominali, mentre sono ottomila i voti in più rispetto a quanto abbiamo fatto alle scorse amministrative.

Quindi M5s non si struttura, ma retrocede. Secondo lei questo a cosa è dovuto?

Senza alcun dubbio dal governo fallimentare di Appendino che li ha fatti arretrare sia rispetto alle politiche del 2013 che alle amministrative del 2016. Chiamati alla prova del 9, proprio la loro punta di diamante, ovvero la sindaca, ha deluso. Adesso capiamo il suo grido di allarme quando disse ai suoi di non utilizzare Torino come esempio positivo per la campagna elettorale. Sapeva, aveva raccolto la delusione dei cittadini. Però se su Torino siamo soddisfatti dobbiamo ammettere che non possiamo dire la stessa cosa per la provincia dove i segnali che sono arrivati non sono affatto soddisfacenti.

Lei è segretario da ottobre, eppure in questi mesi sotto la sua guida un partito che poteva seguire le orme della sconfitta nazionale ha saputo rialzarsi. Fin dall’inizio lei ha utilizzato termini di squadra, facendo paragoni sportivi, una sorta di Al Pacino nel celebre discorso di “Ogni maledetta domenica”…

Il risultato di Torino non so se sia figlio di questi miei quattro mesi, però posso dire che siamo tornati alla comunità, infatti ho rivisto militanti nelle piazze e nelle strade, carichi e con voglia di fare fin dallo spogliatoio. Come detto siamo tornati nelle strade e c’è stato un grosso lavoro per riannodare fili che si erano interrotti. Abbiamo fatto bene. Poteva andare meglio? Certo, ma adesso abbiamo un villaggio di Asterix da cui ripartire. Con fiducia e la voglia di fare che ci ha contraddistinti in questi mesi e i risultati si sono visti.