Sabato 2 giugno ci apprestiamo a celebrare la Festa della Repubblica. Quella di quest’anno, è inutile negarlo, sarà per molti di noi una Festa dal gusto particolare da onorare, se possibile, con più forza, magari tenendo a mente le parole di monito pronunciate da Nenni proprio in occasione del referendum con il quale nel 1946 si votò per scegliere tra repubblica e monarchia: “o la Repubblica o il caos”.

Già, il caos. Perché quando si cerca di colpire al cuore la Repubblica delegittimando e offendendo a più riprese il Presidente Mattarella, quando si cerca di ridurre a cartastraccia la Costituzione, quando figure istituzionali scendono in piazza per alimentare l’odio, quando il Sindaco diserta il consiglio comunale, la casa di tutti i torinesi, avaĺlando una pericolosa deriva autoritaria generata da politici irresponsabili, quello che si genera è il caos. Punto.
Come da protocollo e come è giusto e normale che sia, per sabato lei ha annunciato la sua presenza in piazza con la fascia tricolore a rappresentare tutti i cittadini torinesi. Sono contento, onorato, ma per nulla sorpreso: la sua presenza non può passare come un gesto eroico nè tantomeno come una “concessione”. La sua è una presenza “dovuta”: per l’Istituzione che rappresenta, per rendere omaggio a chi ha dato la vita per la Repubblica, per consolidare e onorare la democrazia. Tutto qui.

Quello che non è normale, ripeto, è la deriva di questi drammatici giorni.

“Ripensi al giorno in cui giurò sulla Costituzione”

Sindaca mi permetta di darle un suggerimento: sabato, prima di indossare la fascia, si rivolga a tutti i torinesi e chieda scusa.

Chieda scusa per le offese, per le assenze polemiche, per i teatrini dei suoi colleghi, chieda scusa per questo delirio che l’ha vista protagonista. Un vero sindaco, mi consenta, farebbe così. Prima di scendere in piazza si soffermi un attimo in Sala Rossa e ripensi al caos di questi giorni e alla sua assenza di lunedì in Aula.

Ripensi al giorno del suo insediamento e al momento in cui giurò sulla Costituzone. Poi rivolga lo sguardo verso la lapide con impresse le motivazione del conferimento della medaglia d’oro alla Resistenza e legga, Sindaca, legga ad alta voce:
“Capitale e cuore di una regione guerriera non piegò sotto l’urto ferrigno e per diciannove mesi oppose invitta resistenza all’oppressore sdegnando le lusinghe e ribellandosi alle minacce. Rifiutò compromessi, tregue e accordi indegni che avrebbero offuscato la limpidezza delle sue nobili tradizioni e si eresse, con la stessa fierezza dei padri, nuovo baluardo alla continuità e all’intangibilità della Patria”.

Poi scenda in piazza a rappresenti anche me.