Il centrodestra, ad oggi, vincerebbe ma senza una maggioranza parlamentare

È panico sondaggi. Nessuno ne è immune e qualsiasi candidato o leader nazionale dei partiti dalla seconda frase in poi te ne citerà uno. Ma i numeri delle ricerche, pure con qualche differenza, dicono una cosa chiara: nessuno vincerà in modo netto. Quindi potremmo dire che la sconfitta è praticamente sicura per tutti.

Nel Partito Democratico, rigorosamente a microfono spento, la preoccupazione è tanta, soprattutto perché oltre ai numeri della lista Dem la maggior preoccupazione è data dalla coalizione che non decolla e delle tre liste apparentate l’unica che sta crescendo sensibilmente è la formazione +Europa di Emma Bonino.

Le altre liste oltre a non essere pervenute, soprattutto si collocano tutte molto al di sotto della soglia dell’errore statistico, quindi la rilevazione è difficile. Ma sono assenti anche sui territori, tanto che molti degli stessi militanti del centrosinistra contattati non si ricordano neanche il nome.

Osservando gli ultimi sondaggi i dem hanno come “previsione ottimistica” il 22-23% per il Pd e il 24% se va molto bene. La lista +Europa si avvicinerebbe al 3 % e le altre due liste, quella della ministra Lorenzin e “Insieme”: non arriverebbero, sommate, all’1%. I conti sono facili da fare.

Il Movimento 5 Stelle è stabile tra il 26 e il 27%, immobile con il suo voto apodittico, qualsiasi cosa accada. E ne sono accadute tra scandali rimborsi e imbarazzanti candidature, nulla scalfisce il loro granitico elettorato.

Il centrodestra, invece, merita un discorso più articolato. Gli ultimi dati di questa settimana indicano che i fatti di Macerata hanno giovano più a Forza Italia (in lieve salita) che alla Lega (in leggero calo, scesa all’11%). Ma in questa strana campagna elettorale, tanto da non essere neanche percepita ai più, lo scenario più probabile è una vittoria di Pirro del centrodestra, senza però avere i numeri nelle Camere:  attualmente raccoglierebbe 296 deputati, “solo” 20 in meno della quota di 316 necessaria alla Camera, e 153 senatori, cinque in meno della soglia.

Quanto a “Liberi e Uguali” a livello nazionale sono dati al 6%, un risultato che produce un unico effetto politico:  fare perdere diversi collegi uninominali ai candidati Pd, conseguenza coerente con la loro campagna elettorale tutta tesa a erodere quella parte di elettorato democratico scontento. Da venerdì partirà il divieto tassativo alla pubblicazione e diffusione dei sondaggi, norma applicata ai 15 giorni che precedono il voto.