di Moreno D’Angelo

Replica in modo stizzito alle critiche sulla gestione del superamento del campo rom di via Germagnano la sindaca Chiara Appendino in Sala Rossa mentre sotto il palazzo sventolano le bandiere di un presidio No Tav.
«Mi fa sorridere che ci venga chiesto perchè siamo arrivati all’emergenza». «La questione Moi – spiega l’Appendino – non è stata gestita ed è diventata un emergenza così come via Germagnano e non accetto che venga imputata a questa amministrazione un’emergenza che noi abbiamo preso in mano e affrontiamo con la massima responsabilità. La questione era per noi una priorità anche prima del provvedimento», rispondendo alle accuse sollevate del capogruppo della Lega Fabrizio Ricca che aveva parlato di “commissariamento di fatto della Giunta anche per Via Germagnano”. La sindaca ha precisato che per il superamento del campo è stato richiesto lo stanziamento di cinque milioni di euro.

Prima delle critiche degli esponenti dell’opposizione la sindaca ha fatto il punto sulla complessa questione dopo la notifica, con cui la Procura il 12 ottobre ha disposto il progressivo sgombero di tutto l’insediamento di via Germagnano e il sequestro preventivo dei terreni. L’atto – spiega l’Appendino – prevede che le forze dell’ordine valutino, di concerto con il Comitato Pubblico di Ordine e Sicurezza, fissino tempi e modalità di intervento. Occorre procedere con urgenza ma lo sgombero dovrà avvenire tenendo conto delle esigenze di ordine e salute pubblica e quelle di natura umanitaria e solo successivamente si procederà all’abbattimento dei manufatti abusivi.
Sul piano strettamente operativo ha poi precisato: «si è iniziato ad effettuare l’identificazione dei soggetti presenti e l’individuazione delle zone per il sequestro preventivo, collocando recinzioni e procedendo alle verifiche per lo smaltimento dei rifiuti presenti. L’ara è videosorvegliata ad alta definizione ed è stato aumentato il presidio». Appendino ha infine ricordato come la scorsa settimana un gruppo di 40 donne e bambini è stato spostato temporaneamente per il pericolo di esondazione.

Fabrizio Ricca capogruppo della Lega Nord si dichiara contento perchè «grazie al sequestro e non certo per volontà di questa Amministrazione, si inizi a intervenire» e pone la questione della provenienza dei fondi richiesti «per i quali vigileremo affinché vengano spesi davvero su questo campo nomadi» e aggiunge: «vorremmo capire le tempistiche: quattro anni sono troppi e credo si potrebbe risolvere in sette otto mesi». Ricca fa anche un cenno alla questione rifiuti e fumi molesti: «La roba che quella gente brucia ce la respiramo».
Anche Stefano Lo Russo, capogruppo del Pd, si interroga sui tempi di attuazione degli interventi – «manca una timeline» – e su come siano stati quantificati i cinque milioni di fondi necessari: «A chi sono stati richiesti, al Governo alle Fondazioni? Qualora non arrivassero da fuori, in quale bilancio l’Amministrazione li recupererà: già nel 2017? Nel 2018? Nel 2019?». Lo Russo pone anche la questione del bando periferie a cui ha partecipato la Città: «ci saremmo aspettati che i 18 milioni, invece che in interventi a pioggia, venissero investiti nelle palazzine ex Moi e nei campi rom di via Germagnano e corso Tazzoli».
Infine riportiamo la secca replica per i pentastellati di Alberto Unia: «Le operazioni sono iniziate prima dell’intervento del Prefetto, con l’installazione di telecamere e la rimozione dei rifiuti, e la situazione è migliorata ultimamente. Si sta lavorando con grande serietà e bisognerebbe chiedersi come mai esista questa baraccopoli e come mai le persone che, come me, abitano lì respirino quell’aria inquinata da 20 anni».