I dati sono impietosi: nell’ultimo mercato invernale, l’acquisto più costoso della Serie A è stato Pol Lirola del Sassuolo. Prezzo? 7 milioni di euro

Il mercato sta cambiando. Pardon: è già cambiato. Nel senso che del dominio italiano se n’è parlato e mai più se ne riparlerà: il mondo cambia e lo fa anche il calciomercato. E come accade ormai da quasi un decennio, la Serie A si ferma nella finestra invernale di calciomercato. Che in Europa regala sempre più spettacolo, ma nel Bel Paese no: come se s’immobilizzasse tutto. Del resto, l’unica squadra con facoltà economiche degne dei top club, la Juventus, non ha avuto bisogno di rattoppi: anzi, è stata la squadra che ha venduto di più e meglio. Dunque, attirare giocatori forti e di qualità in Serie A diventa estremamente complicato.

Coutinho e Lirola: sono loro i volti di questo calciomercato. Ma quali sono stati i movimenti di mercato di questa finestra d’inizio 2018? Come illustra nel dettaglio uno studio sulla finestra invernale del calciomercato elaborato dalla redazione sportiva di Bwin Sports, i maggiori capitali si muovono altrove, non in Italia: scontato dire Premier League, ma attenzione anche al campionato francese. Che sta bene, ed è in crescita. Bundes e Liga d’altra categoria, come il campionato inglese.

A proposito di Premier League: Manchester City e colleghi hanno speso la bellezza di 460 milioni, incassandone quasi 100 in meno (368 mln), con un saldo di -92,75 milioni. Inarrivabili. Soprattutto se si considera che la Liga, secondo campionato, ha praticamente speso e incassato la metà: 276 milioni usciti e 163 rientrati. Il saldo? 113 milioni, ma lì c’è qualcuno che se lo può permettere. Esattamente come in Cina, con 60 milioni di spesa e soli 5 milioni d’incassi. Prima della Super League c’è però la Bundesliga: da buoni tedeschi, hanno l’unico saldo della top5 in positivo: più 39 milioni dall’alto dei 72 spesi e i 112 incassati. Aubameyang ha dato una mano clamorosa: i 60 milioni dell’Arsenal una vera manna dal cielo. Chiude la mini classifica la Ligue1 francese, con i 21 milioni spesi per Pellegri dal Monaco e i 28 incassati per Lucas Moura, passato al Tottenham dal Paris Saint Germain.

L’Italia? Addirittura nona, dopo la Primera División argentina, la Major League Soccer e anche la Championship inglese (seconda serie britannica). In Serie A, infatti, si è speso appena 24 milioni di euro, con un guadagno di 51 milioni dall’alto dei 76,50 incassati. Il più pagato? Pol Lirola, terzino della Juventus passato al Sassuolo per 7 milioni; la cessione eccellente è stata invece quella di Pietro Pellegri ai monegaschi.

Peggio, e di pochissimo, solo il Campeonato Brasileiro. E sono dati che sorprendono, ma fino a un certo punto: nell’ultima edizione del mercato di A, tantissimi sono stati i prestiti con diritto oppure obbligo di riscatto. La radice del problema sta nella mancanza di disponibilità dei club italiani, non in grado di affrontare spese importanti a metà stagione. E meno soldi girano, più cresce l’impossibilità di portare a casa i Diego Costa o gli Aubameyang di turno. Insomma, puntare a Marte sembra impossibile, ma anche approdare sulla Luna è diventato esageratamente complesso.

Chissà se un giorno l’Italia tornerà a competere ad altissimi livelli. Per ora in campo si nota la differenza, eccome. Idee e sotterfugi da mercatari possono aiutare, ma non risolvono un bel nulla: serve tornare ad investire nelle strutture e nei settori giovanili. Talento ce n’è. Ce ne sarà sempre, probabilmente. Facciamolo fruttare.