Quanto si è detto a proposito del C.A.A.T. (Centro Agro Alimentare di Torino) nelle scorse settimane è non soltanto inesatto ma è soprattutto ingeneroso, frutto di iniziative personali avventate e interventi di soggetti poco informati.

Ritengo importante ricordare che la frutta e la verdura che arriva sulla nostra tavola proviene per lo più da questo Centro Agroalimentare che è il terzo per importanza a livello nazionale. Vengono ad acquistare qui non soltanto dal Piemonte, ma anche dalla Liguria, dalla Valle d’Aosta e dalla Francia. La merce movimentata annualmente dal complesso delle aziende grossiste si aggira intorno alle 550.000 tonnellate, per un totale di 550 milioni di euro di transazioni commerciali.

Il C.A.A.T. vive grazie agli Operatori Grossisti, rappresentati da più di settant’anni da A.P.G.O. (Associazione Piemontese Grossisti Ortoflorofrutticoli) che associa oltre l’85% degli operatori. I Grossisti non soltanto concorrono con i loro canoni di affitto a circa il 70% del bilancio della Società pubblica consortile di gestione ma sono l’effettivo motore che alimenta e garantisce la sua funzione pubblica e ne soddisfa le esigenze di interesse generale.

Senza tema di smentita posso affermare che i grossisti sono imprenditori onesti e puntuali nei pagamenti che, con grande professionalità, ogni notte instancabilmente fanno sì che sui banchi dei mercati, sugli scaffali dei supermercati e nelle mense e ristoranti si trovino prodotti ortofrutticoli freschi, controllati e di qualità. Ogni notte lavorano all’interno del C.A.A.T. oltre 1.500 persone. La maggior parte dei grossisti (oltre 50) nel 2016 ha deciso di contestare ed impugnare davanti all’autorità giudiziaria la richiesta di pagamento delle spese per lo smaltimento dei rifiuti poiché ritenute ingiuste e non dovute, oltre al canone ed alle spese che già paghiamo come da contratto. Nel contratto di locazione non sono contemplate e mai ci sono state chieste dal 2002 al 2015.

Il resto sono solo chiacchiere alimentate per un fine incomprensibile, ma implicanti pesanti complicazioni per noi grossisti poiché cadono in un delicato momento di confronto con la società di gestione. Dopo anni di incomprensioni e rigidità, grazie al rinnovato management, stiamo faticosamente ricostituendo un rapporto costruttivo con la C.A.A.T. S.c.p.a. che consenta di superare le divergenze del passato privilegiando la ricerca di soluzioni atte ad un indispensabile e rinnovato sviluppo del Centro.

Questo percorso passa necessariamente attraverso la definizione del contenzioso oggi pendente e la definizione dei nuovi contratti di locazione.

Non dimentichiamoci che a novembre di quest’anno, a seguito della disdetta inviata dalla società di gestione, scadranno la gran parte dei contratti di locazione e non è pensabile per le nostre aziende non sapere cosa accadrà.

È necessario aprire immediatamente un tavolo di confronto al momento congelato da questa insensata “bagarre” così come è stata sospesa la transazione del contenzioso, notoriamente prodromica per l’acquisto del 5% delle quote della società di gestione da parte della Camera di Commercio di Torino.

Voglio escludere precise volontà intenzionali, tuttavia coloro i quali hanno dato avvio a questo oscuro attacco alla società di gestione, ed indirettamente ai grossisti, è bene che riflettano sulle conseguenze delle loro azioni al pari di coloro i quali hanno omesso di attivarsi per evitarle ovvero, ancor peggio, le hanno cavalcate.

Si parla tanto di lavoro, quindi questo è il miglior modo per mettere in ulteriore difficoltà un comparto ad alta densità di manodopera che sta già facendo fronte ad una crisi economica congiunturale e che meriterebbe piuttosto di essere sostenuto, in quanto tassello fondamentale di qualsiasi politica di buona alimentazione e, quindi, di buona salute.

Debbo dire che qualche persona e qualche politico che ha approfondito la questione e ha saputo comprendere l’importanza del ruolo dei grossisti, trovandosi a condividere le scelte e le azioni dell’A.P.G.O. c’è, e a loro va la nostra stima e riconoscenza.

Scritto da Stefano Cavaglià*

*presidente di APGO FEDAGROMERCATI TORINO

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