Re Carlo Alberto, rilevando i risultati ottenuti in modo soddisfacente in Europa, decise di istituire a Torino una casa di rieducazione delle ragazze minorenni. Era un Regio decreto del 18 luglio 1843.

A Palazzo Barolo, esposizione dei vincitori del concorso “La scuola progetta la città”, tra cui uno centrato sulla riqualificazione dell’istituto Buon Pastore come nuovo campo giochi per i bambini del centro, privi di aree verdi di tali dimensioni. Era il 2003.

La Regione dispone estinzione dell’istituzione Pubblica di Assistenza e Beneficienza (IPAB) Buon Pastore con il vincolo della destinazione dei beni e relative rendite a servizi socio assistenziali. Era il 19 dicembre 2016.

Breve cronistoria dei punti salienti di due secoli di opere sul territorio cittadino. Un patrimonio lasciato alla nostra città per un valore di milioni di euro che la legge vincola a spesa sociale, preservando non solo la volontà originaria dei benefattori, ma tenendo presente una prospettiva nel lungo periodo di investimento dei patrimoni disponibili.

Non fosse un incredibile risultato di dati, bilanci mai troppo chiari, ed equilibri precari che nella finanza pubblica ormai danno sempre più lavoro agli organi di verifica costituzionali, la vicenda del Buon Pastore si ridurrebbe a una normale diatriba tra ente centrale ed ente decentrato, la Circoscrizione 1, la quale continua a richiedere, ormai per la terza volta, chiarimenti sull’utilizzo dei fondi disponibili da tali dismissioni da parte della giunta pentastellata.

Ma tant’è, il silenzio tace ogni possibile dubbio quando dettagliate richieste pervengono agli assessori, che in capo alla loro facoltà di esprimere scelte politiche, sostenibili o meno, non si preoccupano però di dare spiegazioni in merito a quelle che sono le preoccupazioni destate dai miei documenti. Eppure esiste anche una decisione unanime del consiglio comunale deliberatamente superata e messa da parte. Il documento a cui ci si riferisce è la mozione del 13 febbraio 2017, in cui le firmatarie Tisi, Artesio, Grippo e Canalis portano a casa (ribadisco con voto unanime dell’intero consiglio) il risultato di immediata destinabilità per attività socio assistenziali dei proventi della dismissione e del patrimonio relativo (immobili, depositi bancari ecc).
Né Rolando né Schellino si sono mai pronunciati, a seguito dell’interprellanza del 22 febbraio, o del 18 luglio. E immagino nemmeno alla seguente.
Le domande. Sempre le stesse e più nel merito: quali siano i progetti dell’attuale amministrazione, se intenda dismettere l’intero patrimonio per tappare i buchi di un bilancio che se anche si riuscisse a risanare, non avrebbe alcuna contropartita che garantisca un introito nei successivi anni, o se quei patrimoni a cui – non pertinente alla Circoscrizione 1 ma alla discussione in essere – aggiungiamo anche il nuovo inserimento in bilancio del Carlo Alberto, aggiungendo domande sull’eventuale calo o mantenimento della spesa sociale proprio grazie a quei proventi, che in quanto tali, sono Una Tantum. E su questo punto attendiamo di sapere chiarimenti sulla legittimità secondo parere della Corte dei Conti.

L’intenzione delle interpellanze portate in consiglio del centro cittadino quindi, vogliono appurare non tanto se si siano presi in considerazione legittimi dubbi dell’ente decentrato, che non riceve quasi mai risposta, ma, e soprattutto, se esistano espressioni diverse dalla mera utilità contabile per la valorizzazione di questi patrimoni cittadini, cercando di rispettare le volontà dei nostri antenati, quanto la ovvia destinazione d’uso di quei patrimoni.
Attendiamo, quindi, fiduciosi, chiarimenti in merito al serbatoio dei conti Sabaudi.