Nel libro “Non mi sono mai arreso” (editrice il Punto), il giornalista Nico Ivaldi intevista Bruno Segre, noto avvocato ed antifascista torinese, che ha da poco compiuto la ragguardevole età di 101 anni. Ristampato di recente, il volume è un una lunga chiacchierata con uno dei protagonisti della nostra vita cittadina e della nostra vicenda nazionale. Classe 1918, Segre ricorda niitidamente gli anni Trenta, il fascismo al potere, l’obbrobrio delle leggi razziali, l’inizio della Seconda guerra mondiale e quindi la Resistenza tra le montagne del cuneese, nelle fila di Giustizia e Libertà. Poi, nel dopoguerra, l’inizio della professione di avvocato, dopo aver fatto per qualche tempo il cronista in diversi giornali dall’Opinione e Paese sera. Anni in cui vive in prima persona il ritorno dell’Italia alla democrazia, la nascita della Repubblica e le grandi battaglie per i diritti civili e la pace nel mondo, in coerenza con il suo pensiero liberale e l’avversione verso qualsiasi chiusura nazionalista. Emerge la storia di un uomo che si considera un libero pensatore, che crede profondamente nella ragione, poco avvezzo ad accettare imposizioni da qualunque parte provengano.

Il suo nome è legato, tra le altre cose, all’impegno a favore dell’obiezione di coscienza. Come avvocato venne chiamato a difendere in tribunale alcuni giovani obiettori e questo divenne una buona occasione per sensibilizzare l’opinione pubblica su un tema che in quegli anni era considerata alla stregua di un tradimento verso la patria. Una questione che negli anni Settanta troverà compimento nella legge che sancisce questo diritto. Amico di Aldo Capitini, esponente di punta del pacifismo italiano, fu tra i promotori delle prime marce per la pace e per il disarmo mondiale. Ma di Segre merita anche di esser ricordata la brillante attività giornalistica, con la fondazione nel 1949 del mensile L’Incontro. Un periodico che voleva essere un ponte tra le diverse culture e dalle cui colonne partirono molte battaglie sui diritti civili nel nostro Paese. Da qualche mese il giornale è passato dalla forma cartacea a quella on-line: un mutamento che Segre, sempre aperto al nuovo, vive come un’opportunità, considerandola un po’ il segno dei tempi.

Il libro ci fa dunque conoscere un uomo la cui vita è stata davvero piena ed intensa, con le sue luci e le sue ombre, come quella di tutti noi. Se ne ricava la sensazione di aver incontrato una persona che, davvero come dice il titolo del volume, non si è mai arresa alle storture e alle ingiustizie. Ed è questo, forse, l’esempio che consegna a tutti quanti, aiutandoci a riflettere sul nostro tempo e sulle questioni che lo caratterizzano.