Qualche mese prima delle elezioni comunali del 2016, ritrovandosi a Torino, Matteo Renzi sbarrò la strada alle ulteriori ambizioni transnazionali di Piero Fassino con una “entusiastica” e “spintanea” riconferma del “lungo” a Palazzo civico: «Piero ha fatto bene da sindaco», disse l’allora segretario del Pd e presidente del consiglio, gettando l’ultima pietra tombale sulla sua personalissima campagna di “rottamazione”, da tutti scambiata all’inizio per una volontà di serio rinnovamento del parco dirigenti del Pd. Sappiamo tutti come è finita. Piero Fassino è stato trombato e Matteo Renzi è andato fuori strada. Per dirla con un fantastico film di Massimo Troisi, si pensava “fosse amore invece era un calesse” e per di più con le ruote scentrate.

Adesso per il bis è il turno di Sergio Chiamparino. E il segretario del Pd Maurizio Martina ha subito inviato il suo messaggio di incoraggiamento. Dita incrociate tra i dem, visto il precedente di Renzi. Ora si potrebbe argomentare “Avanti un altro” se il presidente della Regione partecipasse al gioco a premi di Bonolis. Invece, la cosa è seria, soprattutto per il Pd che sperava nella sua rinuncia a correre per regionali del 2019 per costruire una candidatura di prospettiva. Ma Chiamparino quella poltrona in piazza Arzilla, pardon piazza Castello, non ha mai smesso di (ri)volerla e logica ferrea vuole che chi ne divide i destini politici lo sostenga. Morale: la discussione tra i “dem” è rimandata di cinque anni, sempre che il partito esista ancora.

La vulgata racconta che i primi ad essere delusi sono i giovani del Pd, gli aspiranti alla candidatura di Chiamparino. Giovani, ma non leoni, cui manca sicuramente la memoria di un film epocale diretto da Edward Dmytryk, con quei giganti dello schermo che rispondono ai nomi di Marlon Brando e di Montgomery Clift, giovani leoni, appunto. Evidentemente, la frase dei nostri antenati latini Hic Rhodus, hic salta non li ha mai affascinati. Al confronto (vero) politico – che gioverebbe anche a Chiamparino e al partito – preferiscono rimanere sul posto, meno rischioso. Meglio vedere perdere che perdere. Nessuno ha ancora spiegato loro che è come perdere due volte.

Il movimento sociale Cinque stelle, intanto, ha cominciato a impostare il suo mantra da usare il prossimo anno, in sostituzione di quello ormai obsoleto coniato da destra, ma di cui si giovò anche Nostra Signora Appendino: una battaglia contro “il sistema Torino” e chi ne faceva gli interessi. Dai grillini ora arriva l’incoraggiamento a liberarsi dei “giovani” di via Chiesa della Salute, Fassino prima, Chiamparino ora, che hanno fatto carriera partendo dal partito comunista di Torino, il vecchio Pci fino agli anni Ottanta domiciliato in quella strada di Borgo Vittoria.

Lo stesso quartiere in cui il volonteroso e caparbio segretario del Pd Mimmo Carretta ha organizzato la Festa de l’Unità, forse confidando in una palingenesi corale del suo partito. Calcolo in parte sbagliato, se a rigenerarsi in solitaria è stato per primo il vecchio Chiampa. In  fondo, per sembrare “giovani” basta fregare tutti sul tempo al momento giusto per il posto giusto. Chissà se lo capiranno anche gli elettori.