«Non partite, non rischiate inutilmente. Tanto in Francia vi respingono immediatamente e potreste morire assiderati». A Bardonecchia ogni sera i volontari di Rainbow4Africa e altri laici esperti di montagna si inerpicano per scongiurare i migranti di proseguire nell’avventurarsi spesso lungo i sentieri alpini per raggiungere da Bardonecchia Briancon o Nevache.

«Ne abbiamo raccolti un migliaio dall’inizio di dicembre 2017 e per convincerli gli mostriamo anche dei filmati con delle valanghe. Spesso sono persone o nuclei familiari che non hanno mai visto la neve, con scarpe da ginnastica, che non si rendono conto del pericolo che corrono». A parlare è Paolo Narcisi, medico presidente e fondatore di Rainbow4Africa, ong nata nel 2009 tra medici specializzati del CTO di Torino, da tempo impegnata in missioni in aiuto ai migranti con interventi medici anche in Paesi come Senegal, Kenya, Etiopia, Sierra Leone o Chad dove stanno per far arrivare un’intera sala operatoria in una realtà che conta ben 6 milioni di rifugiati accampati intorno al Lago Chad in condizioni allucinanti. Rainbow4Africa ha sedi in diverse regioni italiane e anche a Liverpool e Dakar (Senegal).

Ma torniamo a Bardonecchia dove, dopo la chiusura di ogni speranza di poter entrare in Francia via Ventimiglia-Menton, si è registrata un ulteriore impennata di migranti che cercano, percorrendo sentieri alpini per oltre 30 km a temperature polari, di raggiungere Briancon o Nevache. Tanto che il senatore del Partito Democratico Mauro Maria Marino ha sollevato la questione in Parlamento rivolgendo al ministro dell’Interno Marco Minniti l’invito ad attivarsi per trovare efficaci risposte nel gestire un quadro umanitario insostenibile che continua ad aggravarsi. Marino denuncia in particolare la condizione dei minori non accompagnati in aumento e l’assenza di specifici percorsi di ricollocazione e adeguate politiche di inserimento.

In questo quadro alle lamentele si affianca l’ottimismo dell’instancabile dottor Paolo Narcisi che, nonostante l’emergenza, è soddisfatto per importanti risultati: «Qui ci sono forze dell’ordine che comprano i pannolini ai bambini, volontari sempre presenti per dare conforto e assistenza, l’azione di uomini della Croce Rossa, del Soccorso Alpino e di tanti laici che portano viveri e conforto, una vera collaborazione che ha coinvolto i Comuni interessati e ha avuto un importante sviluppo per il dialogo e per il raggiungimento di quello che possiamo definire un patto con la Prefettura di Torino».

In cosa consiste questo Patto in un momento in cui fino alle elezioni il tema costante è stato il binomio profughi e sicurezza?

Per i profughi che si trovano a Bardonecchia e Oulx la Prefettura si è impegnata a garantire il loro rientro nei loro centri di accoglienza di provenienza senza imporre alcuna penalizzazione. Un approccio in deroga alla regola che vuole che per i richiedenti asilo che “scappano” si sospenda il percorso di accoglienza. Il Prefetto ha invece deciso di concordare per chi rinunci al sogno francese (spesso legato all’esigenza di ricongiungimenti o come passaggio verso altre tappe del nord Europa) la possibilità di riprendere il percorso ordinario nei centri per rifugiati da cui si sono allontanati. Questo grazie all’accordo raggiunto a gennaio tra il Prefetto e i Comuni di Oulx, Bardonecchia, Ong come Rainbow4Africa, Croce Rossa e Forze dell’ordine. Associazioni, istituzioni mosse da un grande spirito collaborativo che si riscontra anche in quei poliziotti che portano cibo in Stazione. Un patto essenziale per rendere più “fluida” in queste realtà la situazione consentendo l’accoglienza di altre persone senza che si formi un campo profughi ,“un tappo” ingestibile in Val di Susa.

Un quadro di cooperazione confortante tra vari soggetti?

Qui tutti collaborano. Dal soccorso alpino che si inerpica in Valle Stretta, passaggio che apre le porte del Colle della Scala verso la Francia, alla Croce Rossa ai tanti che collaborano nel presidio che ospita migranti presso la stazione di Bardonecchia e in altri Comuni come Oulx. Un aiuto che consente a queste persone di passare la notte al caldo, con cibo bevande e vestiti adeguati. Cibi che spesso vengono anche forniti da uomini delle forze dell’ordine italiane che accanto ai compiti istituzionali non dimenticano empatia e umanità. Il che non limita la lotta ai Passeur che spesso illudono queste persone disperate per poi abbandonarle al loro destino.

Ma perché scappano dai centri accoglienza di tutta Italia per venire a Bardonecchia?

Secondo quanto rilevato dai mediatori culturali molti sono stanchi di attendere per troppo tempo gli esiti delle loro istanze di regolarizzazione e puntano a ricongiungersi con parenti in altri stati o sognano un futuro in Francia.

Un futuro impossibile visto la politica di respingimenti dei francesi?

Il sistematico respingimento dei profughi dalla Francia e nel resto d Europa è un fatto molto grave e vi sono stati casi di persone che non erano migranti e che per un cavillo sono state respinte dagli zelanti agenti francesi. Vi è stato poi l’emblematica vicenda di un volontario che dopo aver salvato una donna migrante che stava avendo le doglie sulla neve, insieme al marito e due bimbi, stava tentando di accompagnarla in ospedale. Ma è stato non solo fermato, ritardando i soccorsi e mettendo in pericolo gravida e neonato, ma accusato di favoreggiamento alla immigrazione clandestina dalla giustizia transalpina. I profughi scovati in Francia vengono subito messi su un pulmino dai francesi e lasciati senza altre pratiche alla stazione di Bardonecchia. Non bastasse c’ è anche chi vocifera che in alta montagna vi sia un presidio della Legione Straniera come dire: “perdete ogni speranza o voi che entrate”.

Cosa pensa di questo atteggiamento rigido dei transalpini e del sistematico respingimento dei migranti?

È l’atteggiamento che purtroppo ha ormai l’Europa e che vorrebbero alcune forze politiche in Italia. Gli ultimi 60 anni li abbiamo trascorsi a trasformare le frontiere in ponti, ora qualcuno le vorrebbe di nuovo come muri. La libera circolazione delle persone è una ricchezza di forze e cervelli, i muri sono solo dolore e pericolo. Inoltre non è ammissibile impedire il lavoro dei soccorritori, succeda in montagna o in mare. Per questo abbiamo lanciato questa campagna.

 

 

Le foto pubblicate sono di Federico Ravassard