Da alcuni mesi buona parte della comunicazione dell’amministrazione comunale è incentrata sul progetto AxTO: un importante bando per il recupero delle aree urbane promosso dal Governo Renzi a primavera 2016 e che ha consentito in molte città italiane di reperire importanti risorse pubbliche per finanziare progetti di investimento e di accompagnamento. A Torino, appena passate le elezioni, la Città formalizzò la sua partecipazione al bando ministeriale ottenendo ben 18 milioni di euro di finanziamento dello Stato, di cui quasi cinque in parte corrente per progetti “light”.

stralcio di uno dei progetti dal fascicolo di AxTO

In quel frangente, appena chiuse le elezioni comunali, la nuova Giunta raccolse i progetti già approntati dall’amministrazione di centrosinistra e, rinnovato frettolosamente il contratto al dirigente che se ne occupava sotto l’amministrazione Fassino (e Chiamparino), presentò il dossier di candidatura. La bontà del lavoro, già pronto, permise di concorrere a risorse importanti. Va tuttavia premesso che lo spirito del progetto ministeriale era quello di cofinanziare interventi “aggiuntivi” rispetto a quelli ordinariamente previsti dagli enti locali, per dare impulso al recupero urbano da un lato, e consentire un rafforzamento degli interventi in materia di aree urbane.

La scelta di Appendino fu tuttavia quella di candidare un po’ di tutto, anche interventi ordinari e già previsti, cercando di far finanziare allo Stato anche quelli che già avevano trovato la loro copertura finanziaria nei bilanci precedenti. Nulla di male, ma gli effetti di medio periodo di questa scelta devono essere analizzati. E avremo delle sorprese. O almeno ne uscirà ridimensionata la comunicazione trionfalistica del Movimento Cinque Stelle. Sarà anche possibile capire qual poco merito dell’attuale amministrazione ci sia in AxTO: la stessa AxTO che ora viene usata comunicativamente a spiegare come nei prossimi anni alcune vie daranno asfaltate, altre riqualificate, in una sorta di raffazzonato quanto insufficiente piano anti-buche.

IL FINANZIAMENTO DEI PROGETTI

A giugno 2016 l’amministrazione di centrosinistra aveva pronte le opere sotto indicate (in investimento) nella colonna 1:

 

 

Infatti, parte dei 17,9 milioni di euro del contributo statale è stata utilizzata per finanziare 5,4 milioni di opere che già erano finanziate nel bilancio 2015 da Fassino; ovvero, quando nei prossimi mesi i cittadini vedranno qualche cantiere stradale, è ancora un lascito della vecchia amministrazione. Anche sulla parte di spesa corrente per progetti, la gran parte sono progetti ripescati dai cassetti della precedente amministrazione. Quante risorse ha messo la Giunta Appendino, dunque, per finanziare o cofinanziare AxTo? Zero.

“Quando si parla di mutui già stipulati, brutti a cattivi, la comunicazione grillina è improntata al rigore. Nel momento in cui con quegli stessi mutui si fanno opere nuove, la comunicazione è invece in positivo e meritoria”

IL DIVARIO TRA COMUNICAZIONE E REALTA’: LA SOLITA DOPPIA MORALE

In sostanza le opere per 5,4 milioni (quelli “liberati” con l’arrivo del contributo statale), essendo risorse derivanti da mutui del 2015, consentono alla Appendino di spendere, fare propaganda su facebook e rivendicarne i risultati, senza pagare il conto. Infatti, se oggi l’amministrazione può fare qualche investimento è solo perché sta utilizzando le devoluzioni o le economie di mutui precedenti, attivati ante 2016. Quegli stessi mutui contro cui si scaglia quando impersona la parte in commedia della controller di gestione di origine bocconiana.

In altre parole, quando si parla di mutui già stipulati la comunicazione grillina è improntata al rigore. Nel momento in cui con quegli stessi mutui si fanno opere nuove, la comunicazione è invece in positivo ed è tutta a favore degli attuali inquilini del Palazzo. La solita doppia morale a cui ormai la Città ha fatto il callo.

 

LA SCELTA DEL VOTO “POPOLARE”

Oltre alle opere di “agopuntura urbana” la giunta ha scelto di destinare parte delle risorse di AXTO all’erogazione di “contributi per progetti innovativi in ambito sociale e culturale finalizzati alla rigenerazione urbana di aree periferiche”. L’obiettivo della giunta era quello di “selezionare e co-finanziare, attraverso l’assegnazione di contributi economici, progetti innovativi in ambito sociale e culturale finalizzati a sollecitare e generare riqualificazione fisico-funzionale e rivitalizzazione socio-economica di aree periferiche”. La procedura di selezione prevedeva la possibilità che i progetti potessero essere votati dai singoli cittadini con una procedura online. Il voto “popolare” si sommava poi con quello della giuria tecnica.

Una procedura da “talent” simile a quella in uso al Festival di Sanremo o nel programma televisivo di Alessandro Borghese “4 Ristoranti”.

Gli esiti del bando sono stati pubblicati ad inizio settimana e in quasi tutte le categorie il voto popolare ha  sovvertito la graduatoria stilata dalla giuria di qualità la quale ha studiato, per ciascuno dei progetti candidati, un dossier di molte pagine redatto in settimane di lavoro. La modalità scelta dall’amministrazione ha dunque finito per svilire non solo il  lavoro di progettazione delle organizzazioni e la storia dei professionisti e degli artisti coinvolti, ma anche lo stesso lavoro condotto dalla commissione tecnica. Insomma, la logica del “voto da casa”, spacciata per partecipazione dal basso, è finita per premiare chi ha saputo raccogliere meglio il consenso online. 

DATI PERSONALI ONLINE PER ERRORE?

Ma non è tutto. Diverse testimonianze provenienti dal mondo delle associazioni torinesi concordano nell’affermare che nei giorni immediatamente precedenti alla pubblicazione dei risultati definitivi – a causa di un errore o di mal funzionamento della piattaforma di voto – tutti i dati sensibili dei partecipanti al voto sono stati pubblicati online.

Sarebbe stato possibile vedere nome, cognome e altre informazioni sensibili di chi aveva espresso una preferenza a favore di un singolo progetto.

Grazie a questo incidente si è avuta la conferma che molti voti a sostegno dei progetti sono arrivati da fuori Torino. In giorni in cui il tema del trattamento dei dati online assume una rilevanza internazionale è lecito chiedersi: che fine faranno i dati immessi nella piattaforma? come verranno utilizzatati dall’amministrazione? quali procedura di protezione della privacy sono state previste? e cosa non ha funzionato?

LA CONCLUSIONE

AxTo è finanziata dal Governo Renzi. I cofinanziamenti sono arrivati dalle amministrazioni di centrosinistra. I progetti di riqualificazione erano in gran parte già dei cassetti. E in più oggi si possono spendere somme ancora finanziate dalla vecchia amministrazione. E con tutto ciò, Appendino non perde occasione per polemizzare col suo predecessore. Nemmeno la AxTo per come “raccontata” è comunque bastata a fermare l’emorragia di voti in fuga dal Movimento, il 5 marzo nelle periferie.

Dopo due anni incomincia a farsi strada una domanda: cosa lascerà di veramente suo la Giunta Cinque Stelle ai posteri?