Nei 18 mesi che intercorsero tra l’armistizio dell’8 settembre 1943 e la Liberazione dal nazifascismo, 25 aprile 1945, l’Italia visse uno dei più terribili momenti della sua storia unitaria. Nel nord del Paese, sottoposto al giogo nazista e alla ferocia della Repubblica sociale, migliaia di giovani cercarono rifugio nella Resistenza contro l’invasore tedesco e i suoi sgherri fascisti, nella volontà di un riscatto nazionale che accomunò idee e sensibilità molto diverse. Azionisti, cattolici, comunisti, liberali e monarchici si trovarono uniti dal comune desiderio di battersi per un’Italia libera e democratica.

Una parte non trascurabile di italiani preferì invece aderire alla nuova repubblica neofascista e il libro di due storici, Mario Avagliano e Marco Palmieri, “L’Italia di Salò” (edizione Il Mulino), prova a compiere un’attenta ricognizione delle motivazioni che condussero a questa scelta. Gli autori esaminano dunque il contesto e le diverse fasi che caratterizzarono questa esperienza.

Siamo di fronte a una vicenda dura e feroce come poche altre, tra stragi e violenze quasi quotidiane, con un Paese immerso in una cappa di piombo. Eppure vi fu chi sentì di stare della parte giusta schierandosi dalla parte di questa repubblica, asservita ai nazisti, zeppa di richiami socialisteggianti, con la velleità di riportare il fascismo alle sue origini. Quello, secondo i suoi adepti, non compromesso con la monarchia e le forze conservatrici, che poi,  alla fine, tradirono la patria proprio nell’ora del bisogno. Molti giovani risposero a questo appello falsamente patriottico, per un malinteso senso dell’onore e di fedeltà all’alleato germanico e d’altronde tutta una generazione era  cresciuta ed era stata educata sotto il fascismo. Per molti quel richiamo rimaneva ancora il solo orizzonte possibile.

Nel libro viene svolta una ricca disamina delle varie componenti del regime di Salò, con le sue molteplici articolazioni (guardia nazionale, brigate nere, ecc…), spesso in conflitto tra loro. Un’ampia panoramica che ci permette di conoscere più a fondo questo pezzo della nostra storia, senza alcun intento giustificativo, che sarebbe privo di senso, ma tentando di comprendere le cause che lo produssero. Merito dei due autori una ricostruzione scrupolosa dell’intera vicenda, senza condanne preventive né, per contro, dar spazio a qualsiasi esaltazione ideologica o resipiscenza nostalgica. Tocca al lettore a giudicare i fatti e, del resto, la storia mostra con chiarezza chi combatteva per la libertà e chi era asservito alla tirannia.