È notizia di pochi giorni fa che Torino si è aggiudicata le finali del torneo di tennis ATP per 5 edizioni, dal 2021 al 2026.
Si tratta di un ottimo risultato che dimostra che quando l’amministrazione lavora i risultati arrivano. E’ stato così per decenni, e sarà così anche dopo.

Leggiamo in questi giorni dei commenti sull’importanza di questo evento, qualcuno entusiasta, qualcuno positivo, qualcuno che comunque è rammaricato perchè con un piccolo sforzo si poteva ottenere qualche mese fa anche la candidatura olimpica per l’edizione del 2026 che invece, per scelta di Appendino e del M5S, si è rifiutata a beneficio di Milano e Cortina.

Qualche puntuto osservatore, a fronte dell’esultanza della nostra Sindaca in un video fatto girare sui social, ha amaramente fatto rilevare che se Torino non avesse avuto le Olimpiadi nel 2006 – che sono uno dei bersagli preferiti dei consiglieri del M5S che si sbracciano e si sbaciucchiano nel suddetto video e che hanno addirittura votato per costituire una commissione di inchiesta su quell’evento – e non avesse investito in infrastrutture centinaia di milioni di euro non saprebbe neanche dove ospitarle le ATP Finals, che, infatti, verranno disputate proprio in quel PalaAlpitour e in quella Piazza d’Armi olimpica.

Questa vicenda e le reazioni in Città però stimolano una riflessione.

Pur non potendo non apprezzare le ATP Finals e l’impatto comunque positivo per Torino forse il parallelo per le ricadute strutturali che questo evento porterà alla Città può sembrare eccessivo. Le Olimpiadi del 2006 lasciarono una eredità infrastrutturale enorme ed ebbero una rilevante ricaduta sull’area vasta torinese. Per entità ed effetti possono reclamare il ruolo di assolute protagoniste della trasformazione della Città. Se a questo aggiungiamo anche il posizionamento creato a livello internazionale (Torino nel mondo dopo il 2006 non sarà più solo la città della Fiat ma anche quella delle Olimpiadi) i flussi turistici indotti e l’eredità immateriale e sociale lasciata nei torinesi in termini di entusiasmo, senso di appartenenza e orgoglio possiamo considerare quel grande evento sportivo una pietra miliare nella storia della Città. Certo la gestione del post-olimpiadi non sempre è stata all’altezza, soprattutto per alcune di quelle opere e se una critica va mossa è che forse non si è tenuto conto in modo adeguato della loro ri-utilizzazione immediata ma sicuramente il bilancio generale per Torino e la sua area metropolitana non può che essere positivo.
La ATP finals non si trascinano dietro questi investimenti infrastrutturali pubblici (basti pensare che a fronte dello stanziamento del Governo di 80 milioni su questo evento lo stesso Governo ha previsto 1.600 milioni per le Olimpiadi di Milano e Cortina). Senza quindi nulla togliere all’evento in sè e alla Appendino che con tenacia e meritoria caparbietà ha perseguito il suo conseguimento forse mettere sullo stesso piano le due cose, soprattutto i termini di strutturalità e eredità materiale per Torino appare non proprio corretto.

Un secondo piano di ragionamento riguarda le azioni che questa amministrazione sta mettendo in campo che, a nostro modo di vedere, denotano davvero al di là di pochi sprazzi di lucidità (e le Atp finals lo sono stati) una povertà di pensiero organico e soprattutto di quella visione complessiva di insieme che sarebbe quanto mai necessaria. La stessa amministrazione che ha conquistato la guida di Torino puntando a ridurre le code davanti ai Musei e quelle davanti alle mense dei poveri (le prime ci paiono fortunatamente mantenute, le seconde sfortunatamente allungate) rivendica che invece occorre puntare su turismo di lusso, sui ristoranti stellati, sui droni. Tutte cose meritorie, per la carità, ma che non solo fanno a cazzotti con la posizione NoTav, il rallentamento nella progettazione della Linea 2 della metro, il taglio delle linee dei bus e l’incremento delle tariffe del trasporto pubblico, il blocco delle infrastrutture programmate dal sottopasso di Piazza Baldissera a quello della rotonda Maroncelli (in 3 anni l’unica opera pensata e realizzata da Appendino è la doppia ciclabile di via Nizza) ma anche ad una qualità di servizi al cittadino di pessimo livello (pensiamo cosa vuol dire fare oggi una carta di identità a Torino) e ad una guerra frontale ai poveri che in pochi mesi da persone da tutelare e proteggere sono diventati ostacoli da togliere dalla vista con polizia e manganelli. Senza contare la gestione scellerata delle partecipate, la svendita di Iren ai genovesi e, in ultimo, la questione morale, mai così tanto di attualità nell’amministrazione cittadina e fatta di indagini penali, bilanci truccati, consulenze vere e finte date ai collaboratori e agli amici degli amici, ardite operazioni contabili e nomine opache. Insomma, con il dovuto rispetto, ci pare di poter dire che forse le Atp Finals rischiano di non esprimere tutta la loro potenzialità, avulse da un contesto strategico organico e di visione di Città come quello che stiamo vivendo a Palazzo Civico.

La sensazione generale è che da dopo Piazza San Carlo e la rinuncia alle Olimpiadi di Torino 2026 sia subentrata nell’amministrazione una sorta di ansia da prestazione: far vedere che non è vero che è tutto fermo e che la Città sia in difficoltà ma invece dare la sensazione che non sia così. Il periodo elettorale e il fatto di dimostrare che il M5S al Governo di Torino e del Paese siano utili esasperano questa naturale pulsione. E quindi diventa “innovazione tecnologica” togliere i fuochi a San Giovanni e mettere i droni, diventa strategia di sviluppo e “frutto dei viaggi all’estero” dell’assessore di turno l’apertura del nuovo ristorante stellato o diventa frutto delle ATP finals l’apertura di un hotel di lusso nel palazzo della Regione – progetto fermato proprio dal M5S nel 2017-, diventa una “meritoria operazione ambientale” far aprire decine di supermercati con gli orti sui tetti. Insomma, ce n’è per tutti i gusti.

Temiamo e continuiamo a ritenere che invece a questa amministrazione manchi del tutto una visione complessiva di Torino e che anzi, per l’essenza stessa del Movimento 5 stelle torinese le “visioni” se così si possono definire, siano molteplici e addirittura contrapposte e che queste enormi contraddizioni, dai centri sociali ai ristoranti stellati e ai resort di lusso stiano inchiodando la Città. Di volta in volta vince questa o quella opzione, nella maggioranza dei casi resta tutto fermo o si muove con una lentezza esasperante. Manca del tutto in altri termini quella organicità di pensiero da cui si traduce una organicità di azioni che sarebbe oggi davvero indispensabile per dare una vera prospettiva di rilancio a Torino. E questo, purtroppo, al di là delle benvenute ATP finals, delle grida di giubilo della Sindaca e del provare a far dimenticare tutto il resto dei problemi che, purtroppo, sono ancora tutti lì e che temiamo non ci siano le condizioni perchè i grillini oggi al governo possano risolverli.

 

*Stefano Lo Russo è capogruppo del Partito Democratico in consiglio comunale a Torino