Sono mesi importanti questi per Paolo Furia, segretario regionale del Partito Democratico in Piemonte, e per il suo partito.

Meno di sessanta giorni e i piemontesi sono chiamati alle urne. Una prova che diventa fondamentale, visto che, oltre al cambio della guardia a livello regionale, il Pd ha un nuovo segretario a livello nazionale. E Zingaretti arriverà a Torino sabato 6 aprile…

Sabato, con la visita del neo segretario Nicola Zingaretti, il Partito Democratico darà il via alla campagna per le elezioni Regionali ed Europee. Una sorta di benedizione?

C’è bisogno che il partito nazionale dia un segnale di attenzione anche al Piemonte, perché la battaglia regionale che ci attende è strategica anche per il resto del Paese. Battaglia difficile, ma sono convinto che il sostegno del Pd nazionale possa darci una mano a rendere il Piemonte “un caso”. Dunque non tanto una benedizione, ma l’avvio di uno sforzo comune.


L’effetto Zingaretti e una nuova fase del Pd coinvolgeranno anche il Piemonte? E nel caso come?


Si vedrà, certamente degli effetti positivi li vedremo se riusciamo a prescindere dalle varie motivazioni e strategie interne per crederci davvero. Non credo però che si vinca solo facendo leva sull’unità che certamente aiuta ma bisogna comunicare i contenuti fondamentali e alla base della vita quotidiana.

Ci siamo troppo e per troppo tempo concentrati sulle grandi strategie, sottovalutando e trascurando le condizioni reali e quotidiane di grande difficoltà che la gente comune affronta tutti i giorni. Il nuovo corso dunque non è solo dell’unità: l’unità dev’essere funzionale ad esprimere argomentazioni vicine alla gente. 



Anche in Piemonte esiste, come annunciato da Zingaretti, la volontà di ricostruire un gruppo dirigente unitario e quindi collegiale oppure esiste ancora diffidenza tra i dirigenti di partito?

Sicuramente quando avvengono cambiamenti sono prevedibili anche momenti di diffidenza e di tensioni, la dimostrazione è ad esempio l’evidente scollatura tra il voto nei circoli e il voto delle primarie. Credo nella buona volontà e nel senso di responsabilità dei nostri dirigenti di partito, due presupposti che non si possono trascurare e che devono ispirare ogni scelta e decisione. Me per primo nel ruolo di segretario, per poi arrivare ai segretari delle federazioni provinciali e poi ai circoli.


Sabato 6 aprile sarà anche una giornata di mobilitazione per il Tav: chi si aspetta di trovare in piazza al vostro fianco?

Intanto mi colpisce il fatto che il candidato del centrodestra Alberto Cirio e la Lega abbiano deciso di non partecipare alla manifestazione Si Tav per non dare visibilità a Sergio Chiamparino. Una scelta che conferma che Chiamparino è l’unico affidabile e coerente sul tema. Il successo civico delle scorse piazze testimonia grande attenzione al tema Alta velocità e dunque mi auguro di vedere nuovamente una folla coesa e concorde sul Sì ad un’infrastruttura strategica. È altrettanto evidente che il centro destra con la sua assenza annunciata induce a pensare che tutte le prese di posizione passate e future sono state e sono frutto di puro tatticismo.


Soddisfatto della squadra che si presenterà in Piemonte alle regionali? 


Credo che ci sia un buon equilibrio tra rinnovamento ed esperienza. Abbiamo sindaci, ex consiglieri, persone che sul campo hanno dimostrato con le loro esperienze, il loro valore e poi abbiamo le nuove scommesse. Penso ad esempio a tutta la testa di lista di Torino con Patrizia Saccà e Mauro Salizzoni. Penso a quella cuneese con la Peano, alla Paladini giovane quarantenne di Novara, figure tanto diverse tra loro ma con delle storie interessanti e in grado di rappresentare pezzi di importanti della società.

Quali saranno i temi cardine su il Pd farà campagna elettorale?

Dobbiamo partire dal tema della sostenibilità, declinandola in tutti i modi possibili. Abbiamo un mondo e un Piemonte in cui c’è bisogno di creare sistemi di sostenibilità, nel sociale, nel lavoro, nei consumi.

Domanda: è sostenibile avere una situazione cosi diversificata tra chi percepisce assegni di cura e chi no? Tra chi usufruisce di collegamenti diretti nei trasporti e chi no? È sostenibile avere situazioni in cui ci sono tirocini formativi che non si trasformeranno mai in contratti stabili?

Esempi concreti che servono a riconnetterci con un sentimento diffuso di insoddisfazione e insostenibilità. Partiamo allora da questo, pur nell’orgoglio delle cose già fatte.

Quello che andremo a chiedere ai cittadini in sostanza è un “5+5”: per cinque anni ci siamo dedicati a salvare Piemonte da un debito mostruoso creato dai nostri avversari del centrodestra, abbiamo avviato riforme importanti pur in una condizione di ristrettezza economica. Oggi e per i prossimi cinque anni dobbiamo batterci per rendere più sostenibile la vita di ognuno. 
Faccio un esempio ulteriore: come Giunta abbiamo appena deliberato un intervento con cui rendere gratuiti gli asili nido per le famiglie con Isee sotto i 10mila euro, e sgravato sotto per chi possiede Isee sulla soglia dei 14mila. L’obiettivo finale è quello di rendere più sostenibile l’idea, il desiderio, il progetto di fare un bambino. E si potrebbe andare ancora oltre immaginando di rendere più accessibili gli asili nido, costruendo sinergie tra pubblico e privato che consentano di introdurre più personale, di abbattere le liste d’attesa ed estendere l’orario di servizio. Tutte le azioni da mettere in campo dovranno dunque avere al centro il concetto di sostenibilità. Di questo impegno vogliamo farci carico costruendo proposte pratiche e realizzabili nell’immediato.

Tornando alle Europee, cosa ne pensa della “lista aperta e allargata” voluta da Zingaretti, ha di fatto il vantaggio di disegnare una competizione con la sola Lega e non con tutta la coalizione?

Lista aperta e allargata sì, ma fondata su un dato di analisi, una premessa fondamentale: unità sì se c’è obiettivo comune. La Lega ha, ad esempio, l’obiettivo comune di indebolire l’eurozona partendo dall’assunto che sconnettere l’Italia dall’Europa e lasciarla da sola la renderà più forte. La nostra analisi è diametralmente opposta: l’Italia per essere più forte ha bisogno di un’Europa più giusta di quella in cui viviamo oggi. Non ci candidiamo per preservare l’Europa Franco-Tedesca, ma abbiamo bisogno che le risorse vengano tradotte in politiche commerciali comuni e servizi. Ci candidiamo per questa visione di Europa. Il resto è tatticismo.


Cosa direbbe a chi è ancora in dubbio se riavvicinarsi o meno al Partito Democratico?

Che abbiamo capito i nostri errori, ci siamo spesso parlati addosso, fatto tanta retorica. Il punto oggi è che chiediamo di essere votati per la nostra visione di società. Se il Piemonte dovesse cadere nella trappola di forze politiche senza arte né parte come è accaduto per la città di Torino o si dovesse affidare a forze politiche che intendono condurci a un isolamento internazionale e a una regressione morale, se perdiamo l’occasione di rilanciare la nostra idea di società, diversa, fondata su rispetto, sulla pluralità, sulla giustizia sociale, il rischio è quello di tornare indietro e perdere tutto ciò che si è acquisito con fatica in questi anni. Pensiamoci.