Il capogruppo del Partito Democratico in consiglio comunale a Torino, Stefano Lo Russo, affila le armi contro le delibera di rinegoziazione dei mutui, che verrà discussa domani, lunedì 7 ottobre, in Sala Rossa. Una delibera in cui la sindaca Chiara Appendino e l’assessore Sergio Rolando chiedono una revisione dei piani dei mutui a tasso variabile accesi del Comune di Torino, stabilendo una proroga degli stessi al 31 dicembre 2043.

«Si tratta di mutui in essere che hanno scadenza antecedente al 2043 che vengono prorogati al 31 dicembre 2043 – spiega Lo Russo – I tassi attuali piuttosto bassi e la disponibilità di Cassa Depositi e Prestiti a riconsiderare i debiti degli Enti locali, Città di Torino inclusa, hanno consistito alla premiata ditta grillina di confezionare una delle operazioni finanziarie più spudorate degli ultimi anni».

Per il capogruppo dei Dem è l’aritmetica stessa a dimostrare come questa rinegoziazione non porta guadagni ma maggior oneri per i torinesi. Tuttavia consente ad Appendino e alla sua amministrazione di chiudere gli ultimi due anni di mandato più leggeri di 32 milioni di euro. Infatti come evidenzia Lo Russo: «Il meccanismo che hanno escogitato è nella sua sfacciataggine in realtà piuttosto semplice. Allungando la durata dei mutui al 2043 vengono risuddivise le rate e gli interessi in modo tale che  dal 2020 al 2036 si risparmiano 64.848.086 euro, di cui ben 32.449.589 nei soli 2020 e 2021, anni di residuo governo grillino, dal 2036 al 2043 si pagano maggiori oneri per 97.315.291 La differenza, è aritmetica, di maggiori oneri complessivi a carico del Comune (97.315.291 – 64.848.086) è quindi di 32.467.205. Peraltro candidamente ammessi in delibera».

«Come la stessa relazione allegata alla delibera scrive si tratta di stipulare un “nuovo mutuo implicito” di 32.467.205. Altro debito – continua il capogruppo – In altri termini Appendino si autoriduce la rata di rimborso di 16,2 milioni per il 2020 e di altrettanti 16,2 per il 2021 in modo da poterli spendere nell’imminenza della campagna elettorale e scarica sul futuro dei torinesi maggiori oneri complessivi per 32,5 milioni».

«Altro che piano di rientro, risanamento finanziario, tenuta dei conti in ordine di cui si sono riempiti la bocca in questi anni. Una vera e propria operazione da raider finanziari di aumento del debito dei torinesi in barba a tutte le raccomandazioni della Corte dei Conti. Ci opporremo con fermezza in Consiglio Comunale a questo scempio», conclude Lo Russo.