“Contrordine cittadini!” Appendino a Roma ha parlato delle tre dissidenti e del loro atteggiamento, ma non avrebbe mai chiesto le loro teste.

Che Daniela Albano, Maura Paoli e l’ultima arrivata, la sostituta di Alberto Unia, “Mrs 185 voti”, Marina Pollicino, siano un problema è risaputo.

Sono quello che rimane dei dissidenti del Movimento Cinque Stelle contrari alle Olimpiadi. L’incontro di sabato scorso con Luigi Di Maio se è servito a far ragionare tutti gli altri, loro (tenendo presente che Albano all’appuntamento ha preferito il mare e che non ha mai partecipato ai confronti sul tema) sono rimaste sulle loro posizioni. Lo hanno manifestato in Sala Rossa, dove hanno chiaramente detto di tifare contro.

Altro che di uno psicanalista, come aveva chiesto provocatoriamente il vicepremier, c’è bisogno al gruppo pentastellato torinese.

Il volo verso Roma della sindaca visto che era a sorpresa ha ingannato molti (noi compresi). L’equazione è stava facile: incontra Di Maio e chiede la testa dei ribelli.

Anche perché non è solo il problema Olimpiadi a preoccupare. Infatti questa maggioranza ormai è insicura proprio per colpa di chi si sente troppo a sinistra per il Movimento Cinque Stelle. Non sia mai che al momento di votare qualcosa una delle tre prenda e vada, ad esempio in bagno, facendo così mancare il suo voto.

Secondo i maligni in realtà non una parola è stata pronunciata contro le decisioni poco di sinistra dell’alleato di governo di Albano, Paoli e Mrs 185 voti Pollicino, Matteo Salvini. Anche sulla vicenda porti chiusi hanno taciuto, continuando a restare nel Movimento. Misteri del “duropurismo”.

Anche se in verità la quota che davano i bookmaker su un passaggio di Daniela Albano nel gruppo dell’ex grillina Deborah Montalbano era veramente bassa. Lei due si sarebbero pure incontrate per parlare. In fondo nessuno può dire che Montalbano a suo tempo non fu coerente, prendendo armi e bagagli e lasciando il gruppo. Senza aspettare “di essere cacciata”. Potrebbe fare da maestra ed esempio per “Le Petit Poucet” e le altre due.

Ma tornando alla cronaca delle scorse ore. Luigi Di Maio e Chiara Appendino non hanno parlato di cacciare nessuno. In fondo quando scoppiò il caso Montalbano e auto blu mentre il leader pentastellato, a Torino per la campagna elettorale, considerava già fuori la consigliera dichiarandolo chiaramente ai cronisti, Appendino diceva “No” alla sua cacciata.

Però qualcosa deve cambiare: anche perché è scoppiato un nuovo caso da lunedì sera. Mentre la sindaca Chiara Appendino stava per partire per la Capitale, dove incontra anche i rappresentanti del Coni, il presidente del Consiglio comunale Fabio Versaci minaccia di lasciare l’incarico.

Non è bastata la notte per calmare gli umori, che si sono accesi lunedì sera all’inizio della riunione di maggioranza quando si scontra con una parte dei consiglieri dissidenti. In particolare con Maura Paoli. Con un sms Versaci dice che lui non vuole continuare, che il gruppo si cerchi un altro presidente. Meglio i nemici che certi amici, sostiene. Se restano, se ne va via.

Nulla di ufficiale, ma il presidente esprime un suo stato d’animo (anche comprensibile), di chi aveva visto grazie all’intervento di Di Maio una soluzione e che invece ora si ritrova ingabbiato dal voltafaccia delle tre, che smentiscono le frasi che narravano di “una maggioranza ricucita e compatta”.

E gli altri dissidenti? Viviana Ferrero e Damiano Carretto, sono sempre “di sinistra” e critici sulla candidatura olimpica, ma almeno sono apparsi più dialoganti nelle ultime ore.

La giornata romana di Appendino è proseguita con l’incontro, come abbiamo detto, al Coni con la responsabile delle candidature italiane ai Giochi Invernali, l’ex campionessa di scherma Diana Bianchedi. Poi ha visto il ministro per i Rapporti con il parlamento Riccardo Fraccaro, per parlare (anche) di quei 61 milioni che la sindaca chiede riguardo il contenzioso, aperto che Piero Fassino, con lo Stato per i fondi di perequazione Ici Imu.

Infine il ritorno a casa. Senza richieste di epurazioni. Se Paoli, Albano e Pollicino devono essere messe alla porta non sarà la sindaca a chiederlo.

“Ci pensi piuttosto la base” è il pensiero comune: la stessa che aveva fatto i loro i nomi per le elezioni amministrative e che ora potrebbe decidere il loro destino.