Si parla di Decreto sicurezza, quello targato Matteo Salvini, in Sala Rossa. E la sindaca di Torino Chiara Appendino non volta le spalle all’alleato di governo, criticando piuttosto gli altri: i primi cittadini disobbedienti, quelli di Napoli, Reggio Calabria, Firenze, Palermo e Parma, che di applicare il decreto non ci pensano minimamente.

Appendino quella decisione la definisce «una presa di posizione sbagliata», durante il suo intervento nella discussione in consiglio comunale dell’interpellanza generale.

«La sfida a livello territoriale, quello che deve fare un sindaco, non è disobbedire per fare un atto simbolico, peraltro poco pragmatico e che non ha concretezza, ma garantire che il nostro sistema di accoglienza sul territorio possa continuare a funzionare bene e tutelare chi ha diritto ed è in difficoltà», dice Appendino, che aggiunge: «È fortemente sbagliato, da sindaci concentrarsi su una battaglia di non applicazione di una norma, quando quello che dobbiamo fare è monitorare la situazione. E l’attenzione da parte nostra è alta».

«La sfida –  continua – è duplice: garantire che il sistema di accoglienza che c’è sul territorio possa continuare a funzionare bene e nello stesso tempo tutelare chi ha diritto».

Non solo. Secondo la sindaca in sede Anci si è lavorato per «valutare quali potessero essere l’impatto e gli elementi migliorativi» e che proprio i sindaci disobbedienti non hanno favorito, visto la loro scelta, un rapporto costruttivo, anche se alla fine l’Associazione dei sindaci ha approvato un documento quasi all’unanimità.

«Non è tutto perfetto nel decreto, ma credo sia stato fatto un percorso che lo migliora», ha concluso Chiara Appendino.

Per Maria Grazia Grippo, consigliera del Partito Democratico: «Le preoccupazioni del M5S per gli effetti del Decreto Salvini sul nostro sistema di servizi sociali sembrano svanite, spazzate via da una lealtà cieca al governo gialloverde che però al momento non ha trovato né soldi né soluzioni per affiancare i Comuni alle prese con le espulsioni dai centri di accoglienza».

«Anche la sindaca si nasconde dietro l’etichetta Anci e nega l’emergenza brandendo due ridicole circolari del ministero che, con qualche piccolo accorgimento, spostano di fatto in avanti nel tempo il problema, diluendolo in futuro dall’orizzonte non meglio definito, se non con il calendario elettorale. E tace la sindaca sul fatto che a distanza di mesi dal varo della legge la sua assessora sia incapace di dare le dimensioni del dopo-Decreto sia in termini di maggiori spese per la protezione sociale, destinate a scaricarsi sul bilancio del Comune, sia in termini di posti di lavoro a rischio nel sistema dell’accoglienza», conclude Grippo.